Biennale 2016: la volta di Alejandro Aravena


Alejandro Aravena

Alejandro Aravena

Resuscito il blog dopo un lungo tempo di assenza, tempo durante il quale ho scritto comunque varie cose e che troverò modo di pubblicare più avanti. Il tempo è sempre poco, gli argomenti numerosi, ma l’occasione per tornare a postare qualcosa di nuovo non poteva che essermi offerta dalla Biennale di Architettura.

Si parla ovviamente della Biennale 2016, la 15a Mostra Internazionale di Architettura che si terrà dal 28 maggio al 27 novembre: dopo la pausa di riflessione sugli strumenti e le soluzioni, ma anche le incognite, offerte dal modernismo, i ‘fundamentals’ dell’edizione ‘enciclopedica’ curata dall’architetto olandese Rem Koolhaas, la Biennale veneziana punta nuovamente sulla contemporaneità e su una architettura di frontiera, attenta ai problemi delle comunità umane.

E figura di frontiera lo è sicuramente l’architetto cileno Alejandro Aravena, fondatore di Elemental ed esponente di punta non solo della scena architettonica di un continente in grande sviluppo come quello sudamericano, ma anche figura di primo piano di un’architettura attenta alla risoluzione di problematiche sociali, abitative con un particolare approccio ‘comunitario’e partecipativo: classe 1967, laureato alla Pontificia Università Cattolica del Cile nel ’92 e attivo professionalmente dal ’94, ha frequentato corsi post-laurea anche in Italia, allo Iuav di Venezia, è stato visiting professor ad Harvard ed è membro della giuria del premio Pritzker.

St.Edwards University, Austin (USA) - Alejandro Aravena+Elemental

St.Edwards College, Austin (USA) – Alejandro Aravena+Elemental

Angelini Innovation Center, Santiago (CILE) - Alejandro Aravena/Elemental

Angelini Innovation Center, Santiago (CILE) – Alejandro Aravena/Elemental

Torres Siamesas, Santiago (CILE) - Alejandro Aravena/Elemental

Torres Siamesas, Santiago (CILE) – Alejandro Aravena/Elemental

Per la Biennale di Architettura 2016, Aravena vuole una mostra dedicata alle «numerose battaglie che devono ancora essere vinte» e alle «frontiere che devono necessariamente espandersi per migliorare la qualità dell’ambiente edificato e, di conseguenza, per migliorare la qualità della vita delle persone», un’esposizione dove trovino spazio «storie di successo che meritano di essere raccontate, casi esemplari che vale la pena condividere e in cui l’architettura ha fatto, sta facendo e dove farà la differenza in queste battaglie e per queste frontiere».

Un buon modo per farsi un’idea dell’approccio di Aravena all’architettura è ascoltare questo suo intervento dell’ottobre 2014 ai Ted Conference: ne emerge una visione coraggiosa e innovativa, tesa alla ricerca di soluzioni concrete che coinvolgano la comunità. Uno dei progetti esemplari di questa way of thinking fa parte delle soluzioni abitative a basso costo studiate da Elemental per la popolazione povera del Cile: Quinta Monroy, progetto del 2003, realizzato nella cittadina desertica di Ichique. Un problema complesso di budget, costo del terreno e disponibilità economica delle famiglie, brillantemente tradotto da Aravena in una struttura ‘a metà’, aperta alle trasformazioni e agli apporti spontanei dei propri abitanti; un modus operandi atipico per le logiche del social housing, una filosofia che affonda le proprie radici nella costruzione spontanea, negli insediamenti informali delle periferie (quel ‘Learning from Favelas‘ affrontato anche sulla rivista Lotus nel lontano 2010 e su Abitare nel 2012 ed esplicitamente esposto dall’architetto cileno nel suo Ted Talk).

Quinta Moroy, Ichique (CHILE) - Alejandro Aravena/Elemental

Quinta Moroy, Ichique (CHILE) – Alejandro Aravena/Elemental

Appuntamento quindi al prossimo anno per una Biennale che, secondo le parole del presidente Baratta, intende “dar vita a una mostra che convochi gli architetti e dedicata all’indagine sulla frontiera delle realizzazioni che dimostrano la vitalità dell’architettura, frontiera che attraversa varie parti del mondo e che vede l’architettura impegnata a dare precise risposte a precise domande, una esposizione che intenda ancora una volta reagire allo scollamento tra architettura e società civile, che nel corso degli ultimi decenni ha portato da un lato alla spettacolarizzazione dell’architettura e dall’altro alla rinuncia della stessa. Alejandro Aravena ci appare, tra gli architetti della nuova generazione, quello più in grado di raccontarci queste realtà e di scoprirne la vitalità”

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