Alvaro Siza al Mart


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Credo non vi sia niente di più difficile dell’allestire una mostra di architettura. In fondo l’architettura, intesa come arte dello spazio, necessita per sua stessa natura dell’esperienza della visita: per capire un edificio bisogna vederlo ma anche toccarlo, percorrerlo, valutarne l’inserimento nel contesto. Questo è ancor più valido per quegli architetti la cui opera si misura fortemente con la dimensione urbana, con la capacità di stabilire relazioni visive, dimensionali, materiche con quanto le sta attorno. Alvaro Siza Vieira è uno di questi architetti.

Per questo ho affrontato la mostra, in corso al Mart di Rovereto, pronto a rimanerne anche deluso: alla fine, la visita ha confermato i miei timori ma mi ha anche offerto delle sorprese. Sia chiaro fin da subito, la mostra su Siza non è di certo una mostra epocale, nè per qualità dell’esposizione nè per la quantità di opere esposte. E’ una piccola mostra il cui difetto più palese risiede nell’essere troppo ‘tecnica’, specialistica per chi è estraneo al mondo dell’architettura.

Ma partiamo dall’inizio; con il titolo Alvaro Siza. Inside the human being la mostra personale sull’opera dell’architetto portoghese, a cura di Roberto Cremascoli e con il progetto di allestimento firmato dallo studio Cremascoli, Okumura, Rodrigues Arquitectos, sarà aperta fino all’8 febbraio 2015. Nelle intenzioni dei curatori l’esposizione vuole raccontare la pratica progettuale di Álvaro Siza entro un itinerario “metodologico” basato sulle esperienze personali, le curiosità e il metodo di osservazione della realtà che attribuisce un ruolo centrale alle relazioni tra uomo e natura come motore della storia.

Ecco quindi che mancano alcune delle opere più note del maestro portoghese per dare spazio a progetti anche minori, accomunati dalla missione sociale, dalla capacità di costruire relazioni storiche, urbane: dagli alloggi Saal di Porto agli isolati abitativi realizzati all’Aja, dagli interventi abitativi a Kreuzberg, Berlino alla complessa ricostruzione del Chiado a Lisbona, poi ancora Evora, i progetti per la metropolitana di Lisbona e Porto, il padiglione sul mare per Tessalonica.

Molto ricca la dotazione di materiali relativi  ai progetti italiani di Siza:  dai plastici e disegni del progetto per il Parco delle Cave e la Casa della Musica di Lecce alla stazione Municipio della metropolitana di Napoli, cantiere che vedrà la conclusione entro l’anno e vede al lavoro anche Eduardo Souto de Moura, fino alla sistemazione delle rovine della Chiesa di Salemi, Sicilia. In mezzo opere poco conosciute come le sette ville del Parco di Villa Colonnese ad Arcugnano, sui Colli Berici, o il progetto di sistemazione di Corso Sempione a Milano del 2008.

L’allestimento della mostra è contraddistinto da un lungo nastro di tavoli che si snoda nella grande sala dell’ala nord del Mart, tavoli sui quali trovano spazio ampie tavole di progetto, schizzi, disegni di dettaglio. Numerosi plastici su basi nere sono disposti nello spazio libero della sala mentre le pareti sono occupate da fotografie, disegni a mano libera, video-documentari di corredo ai progetti. Nel complesso una organizzazione forse un po’ caotica che rende talvolta difficile saltare dai tavoli alle pareti, dai video ai plastici per comprendere a fondo i progetti.

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La parte principale della mostra sta quindi in una grande quantità di materiale specialistico, tavole di progetto, disegni di studio ed esecutivi, materiali che sicuramente incontrano l’interesse di altri architetti ma che, alla fine, mancano della capacità e forza comunicativa per attirare il normale visitatore. Un handicap notevole per una mostra che, giustamente, vuole porre l’accento sulla capacità di Siza di porre in relazione l’architettura e l’uomo.

Quel che rimane sono soprattutto le numerose fotografie e gli indispensabili modelli di progetto, questi ultimi in grado di restituire con maggiore concretezza la complessità compositiva, la strategia insediativa, il gioco di relazioni con il contesto delle opere proposte o realizzate. Dall’altro lato il gran numero di progetti per l’Italia testimonia la lunga vicinanza tra il maestro portoghese e il nostro paese: intervistato, qualche tempo fa, riguardo il difficile cantiere per la metropolitana di Napoli, Siza ha dichiarato come il bello di fare architettura in Italia, quello che spesso è anche una condanna, risieda nella straordinaria stratificazione storica e sociale, nella ricchezza di segni lasciati, strato su strato, dalle epoche passate fino al presente. Gli spazi sotterranei della metropolitana di Napoli testimonieranno, a breve, proprio questo, esponendo murature antiche e reperti archeologici.

Stazione Municipio della metropolitana di Napoli, Alvaro Siza Vieira

Stazione Municipio della metropolitana di Napoli, Alvaro Siza Vieira

Per concludere mi sembra giusto postare una bella citazione, collocata quasi all’inizio dell’esposizione. Ci parla del disegno e di come questo sia per Siza fondamentale. Ma è anche una citazione che evidenzia i limiti, già esposti, della mostra; al di là delle buone intenzioni dei curatori quello che manca alla maggior parte dei disegni esposti è proprio la capacità di comunicare. Mai come in questo caso si dovrebbe sostituire a questo testo la parola disegno con modello, perchè i plastici di progetto sono gli assoluti protagonisti di questa mostra.

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2 thoughts on “Alvaro Siza al Mart

  1. Scorrevole e critica, la tua recensione si legge d’un fiato.
    Concordo su diversi punti, la mostra è un po’ caotica e non segue un filo logico ma credo sia uno dei marchi di distinzione del progetto di curatela del Mart.
    I disegni e le tavole srotolate dicono poco a chi non ragiona in termini architettonici, d’altra parte se fossi un progettista avrei trovato pane per i miei denti e credo che il progetto espositivo abbia voluto lasciare spazio anche alla ricerca e alla conoscenza.
    I modelli regnano in modo meraviglioso e sono fatti per i non adepti, come i video degli edifici realizzati da Siza e i suoi schizzi a penna.
    Grazie per la condivisione.

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