Arte, castelli e yak: il Messner Mountain Museum


Castel Juval, Val Venosta (Ita) _ residenza privata di Reinhold Messner e prima sede del Messner Mountain Museum

Castel Juval, Val Venosta (Ita) _ residenza privata di Reinhold Messner e prima sede del Messner Mountain Museum

Amichevolmente chiamato ‘il panettone’, il Kronplatz o Plan de Corones è oggi una delle montagne più conosciute dell’Alto Adige, oltre che attrezzata e frequentatissima stazione sciistica. Alta 2.275 metri, questa eccezionale cima, che sorge sul versante meridionale della Val Pusteria, a sud di Brunico, costituisce da sempre un mirabile punto panoramico, dal quale la vista spazia sull’intero arco dolomitico, dalla Marmolada fino alle Alpi della Val Venosta.

In quanto privilegiato punto di osservazione, posto al centro delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’umanità Unesco, nonchè punto ideale di confluenza e fusione delle culture tedesca, ladina e italiana, il Plan de Corones ha rivestito fin da subito un ruolo importante nel progetto di valorizzazione culturale e turistica della montagna, e di espressione della cultura delle popolazioni di alta quota, che ha caratterizzato il lancio, quasi dieci anni fa, del progetto del Messner Mountain Museum.

A questo museo è legato indissolubilmente il nome di Reinhold Messner, uno dei più famosi e celebrati alpinisti al mondo, oltre che promotore e finanziatore di questo progetto culturale. Nato a Bressanone nel 1944 è noto per esser stato il primo scalatore a raggiungere tutti gli ottomila, 14 vette distribuite in Asia tra le catene montuose dell’Himalaya e del Karakorum, dall’Everest al K2 fino al Nanga Parbat.

Dolomites Messner Mountain Museum, Monte Rite, Belluno (Ita)

Dolomites Messner Mountain Museum, Monte Rite, Belluno (Ita)

Da sempre interessato anche ai temi culturali legati alla montagna, patrimonio oltre che delle popolazioni alpine europee anche delle comunità montane di Asia, Africa e Americhe, Messner ha infatti concepito l’idea e il progetto di un museo diffuso, le cui diverse sedi, sparse sul territorio delle Dolomiti, tra Alto Adige, Trentino e Cadore, fossero dedicate a temi peculiari e alle diverse declinazioni del macrotema ‘montagna’. L’alpinista altoatesino ha significativamente indicato questo progetto come il suo ’15° ottomila’ indicando sia la difficoltà del piano sia la volontà di coronare con questa missione culturale una vita spesa in rapporto con la montagna.

Il Messner Mountain Museum (MMM) è quindi ideato per esplorare, attraverso la fotografia, la pittura e la scultura, oltre che l’architettura, intesa come strumento di relazione con il paesaggio, le tradizioni culturali di popoli lontanissimi tra loro, la complessità del rapporto tra l’uomo e l’ambiente montano. Il tutto all’interno di un circuito museale suddiviso in sei diverse sedi nell’arco dolomitico. La sede principale, denominata ‘La montagna incantata – Der Zauberberg’ è a Castel Firmiano, presso Bolzano. Le altre sedi, aperte nel corso degli anni, si trovano a Castel Juval, residenza privata dello stesso Messner e sede dedicata a ‘Il mito della montagna (Mythos Berg)’, a Solda presso lo Stelvio nella sede ‘Alla fine del Mondo (Ende der Welt)’, in Cadore nel Forte di Monte Rite (Il museo nelle nuvole – Museum in den Wolken). Una delle sedi più recenti trova spazio negli ambienti rinnovati del Castello di Brunico ed ha come tema ‘I popoli della montagna (Die Bergvölker)’.

Entro la fine di quest’anno la rete di sedi museali del Messner Mountain Museum troverà quindi compimento con l’apertura del sesto museo, sito proprio sul Plan de Corones, che porterà la firma dell’architetto anglo-irachena Zaha Hadid.

Messner Mountain Museum, Plan de Corones _ Zaha Hadid Architects

Messner Mountain Museum, Plan de Corones _ Zaha Hadid Architects

Messner Mountain Museum a Plan de Corones, il cantiere a luglio 2014

Messner Mountain Museum a Plan de Corones, il cantiere a luglio 2014

Uno dei maggiori meriti di Messner è stato quello di stabilire rapporti virtuosi con i diversi progettisti chiamati a intervenire nella realizzazione delle diverse sedi museali, dimostrandosi un abile committente.

Interventi molto diversi, espressione di diverse sensibilità nella relazione del progetto con i luoghi e le preesistenze: se la copertura vetrata di Castel Juval spicca per la leggerezza e la ‘sospensione’ della struttura sulle murature di pietra dell’antico maniero, la recente riqualificazione del Castello di Brunico ad opera dello studio altoatesino EM2 Architekten punta su volumi scultorei in legno con una nuova ala d’ingresso lungo la cerchia muraria esterna e sullo spazio negativo, ‘scavato’ nel calcestruzzo, dell’estensione sotterranea.

Messner Mountain Museum 'Ripa', Castello di Brunico (Bz) _ EM2 Architekten

Messner Mountain Museum ‘Ripa’, Castello di Brunico (Bz) _ EM2 Architekten

Il tema dello spazio scavato torna anche nella sede di Solda progettata dall’architetto di Silandro (Bz) Arnold Gapp: esternamente annunciato da un muro di contenimento in pietra il vasto spazio espostivo è ricavato in un terrapieno, con la grande copertura piana in calcestruzzo tagliata da un lucernario dal profilo spezzato.

MEssner Mountain MUseum 'Ortles', Solda (Bz) _ Arnold Gapp Architekt

MEssner Mountain MUseum ‘Ortles’, Solda (Bz) _ Arnold Gapp Architekt

Più audaci forse possono apparire i prismi o lanterne di vetro che emergono dalla copertura del Forte di Monte Rite, mentre a Castel Firmiano il celebre architetto altoatesino Werner Tscholl realizza un intervento misurato e azzeccato, compiuto tramite un uso discreto di nuove strutture in acciaio corten per i camminamenti e l’inserimento di volumi rivestiti in lamiera stirata e forata all’interno delle torri cilindriche.

Castel Firmiano, Bolzano (Ita) _ Restauro di Werner Tscholl Architekt

Castel Firmiano, Bolzano (Ita) _ Restauro di Werner Tscholl Architekt

Questo profilo basso e una certa parsimonia di mezzi lasciano il posto, per l’ultimo museo, alle forme sinuose e audaci di Zaha Hadid, dimostrando forse la volontà di Messner, tramite una scelta radicale, formalistica e spegiudicata, di dare un respiro internazionale all’intera operazione. Il museo dell’archistar anglo-irachena si insinua nella roccia, la stessa materia che sarà oggetto dell’esposizione, diramandosi in 3 belvedere sospesi sulle valli e il paesaggio, ognuno puntato verso le montagne più significative dell’arco alpino e dolomitico.

Se nei vari casi precedenti l’architettura si poneva a servizio del sito e dei temi esposti nello spazio museale, in questo caso le forme di Zaha Hadid segneranno profondamente il luogo, concorrendo a definire un nuovo paesaggio: a favore di questa decisione va sicuramente rimarcata la non eccessiva bellezza del Plan de Corones, montagna altamente antropizzata e ingombra di sistemi di risalita, piste da sci e rifugi, ma la cui qualità sta appunto nell’eccezionale vista che permette.

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Messner Mountain Museum ‘Corones’ _ immagine di cantiere dell’interno

Questa coesistenza di approcci diversi, oltre alla forte impronta personale data da Messner al suo progetto museale, vanno di pari passo con il gioco delle contaminazioni culturali proposto nelle sedi espositive. In questo modo l’alpinista altoatesino ci guida nella visione della montagna, ci parla della sua particolare esperienza di scalatore e di esploratore, apre, con il museo di Plan de Corones, speciali finestre verso le vette che ha deciso di farci ammirare, ci sorprende con immagini di vita asiatica o sudamericana, porta nelle valli e nei castelli trentini l’arte appartenente a culture diverse.

Alla luce di tutto questo ecco quindi che le curve levigate di Zaha Hadid possono irrompere nel paesaggio dolomitico, così come la statua di Milarepa, importante maestro del Buddhismo tibetano, trova dimora all’interno di Castel Juval o gli Yak brucano l’erba dei verdi pendii dell’Ortles, vicino al museo di Solda.

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