M9, prove di rinascita della terraferma veneziana


Museo M9, Sauerbruch&Hutton Architects, Mestre

Museo M9, Sauerbruch&Hutton Architects, Mestre

La città di Mestre vive da tempo l’infausta condizione di periferia di Venezia. Parallelamente all’impoverimento demografico e alla progressiva museificazione e ‘mercificazione’ turistica della città lagunare, la provinciale Mestre accoglieva gli abitanti in fuga dal centro storico veneziano e si caratterizzava per uno sviluppo edilizio tra i più brutti e invasivi del panorama italiano.

Oggi quando si parla di sistemi metropolitani allargati pochi considerano che, nell’ottica della PaTreVe, la conurbazione imperniata su Padova, Treviso e Venezia, il vero baricentro, nonchè snodo logistico, industriale e trasportistico dell’area, sarebbe costituito da Mestre: non è un caso che Mestre appaia ai più, turisti o lavoratori diretti da e verso Venezia, come lo snodo ferroviario che anticipa l’ingresso in Laguna o, viceversa, l’accesso alla campagna veneta. In qualche modo Mestre è, più che mai, luogo di frontiera e di passaggio.

Ancor di più, nell’immaginario collettivo, Mestre ha nomea negativa di città brutta e grigia, di paesotto cresciuto troppo in fretta e assolutamente anonimo: tale fama è evidentemente confermata dalla pessima visuale che si ha della città dalla ferrovia o dai cavalcavia della tangenziale, infrastrutture viarie che incidono profondamente e dolorosamente il tessuto urbano. Non è necessario dilungarsi eccessivamente sulle  dinamiche negative dello sviluppo postbellico, dinamiche che hanno stravolto quello che era un grosso paese contadino trasformandolo in 50 anni in un agglomerato urbano di circa 180mila abitanti (negli anni 70 la popolazione toccò la quota di 210mila abitanti).

L'espansione postbellica di Mestre

L’espansione postbellica di Mestre

Negli ultimi anni tuttavia molti sforzi sono stati compiuti per migliorare la qualità dell’insediamento urbano mestrino, il cui centro storico, contrariamente alle aspettative di molti, si presenta molto curato e piacevole: la progressiva pedonalizzazione, a partire dagli anni 80, assieme alla riqualificazione di Piazza Ferretto e di via Palazzo, il recupero della Torre dell’Orologio, assieme alla creazione di piste ciclabili e parchi hanno contribuito a migliorare la vivibilità e la fruizione turistica del nucleo urbano più antico così come l’immediata periferia. In quest’ottica va visto anche il recente intervento di pedonalizzazione di Via Poerio, limite meridionale della parte storica, con la riapertura del fiume Marzenego, tombinato negli anni ’60, come altre vie d’acqua mestrine, per fare spazio alle automobili e per motivi igienico-sanitari.

Piazza Ferretto, Mestre

Piazza Ferretto, Mestre

Mestre, vie d'acqua riqualificate in prossimità di Piazza Ferretto

Mestre, vie d’acqua riqualificate in prossimità di Piazza Ferretto

Mestre, Via Poerio, ripristino del fiume Marzenego: sulla destra si apre la corte che accoglierà parte del complesso M9

Mestre, Via Poerio, ripristino del fiume Marzenego: sulla destra si apre la corte che accoglierà parte del complesso M9

Mestre, quindi, cerca qualità urbana e tenta, soprattutto, di scrollarsi di dosso la fama di città grigia, di mostro di cemento, di allontanare la vista degli anonimi palazzoni per appartamenti e uffici che caratterizzano il tessuto urbano dalla ferrovia fin dentro il centro storico. Acquisisce così una sua logica, per quanto semplicistica e ingenua, la decisione di premiare il progetto del duo di architetti anglo-tedesco Sauerbruch & Hutton, designati vincitori del concorso internazionale a inviti per il Museo del Novecento, M9 appunto. La coppia di architetti è infatti famosa per l’utilizzo costante di rivestimenti colorati, in vetro o ceramica: anche per il nuovo museo mestrino ecco quindi un progetto che fa del colore la propria principale caratteristica, contraddistinto da un cladding a grandi tessere di ceramica sulle tonalità del rosso e del grigio-azzurro. In questo Sauerbruch & Hutton rimangono fedeli alla loro cifra stilistica e assolutamente indifferenti, dal punto di vista architettonico, al luogo.

Il progetto riesce comunque ad essere interessante nella strategia di insediamento e nella definizione dello spazio aperto. Rispetto ad altri progetti presentati al concorso del 2010 (in particolare le proposte di David Chipperfield o di Souto de Moura, volumetricamente imponenti e dalla conformazione chiusa) la proposta di S&H spezza diagonalmente il volume museale, dividendo l’ambito degli spazi di servizio dall’edificio espositivo vero e proprio: il risultato è una piazzetta raccolta ed un percorso pedonale che collegano via Poerio, attraverso la corte restaurata della ex caserma, con via Cappuccina verso la chiesa e convento dei Cappuccini.

Inquadramento urbano del progetto M9

Inquadramento urbano del progetto M9

M9 aerea

M9, Sauerbruch & Hutton, la piazzetta del complesso museale

M9, Sauerbruch & Hutton, la piazzetta del complesso museale

Il Museo è concepito come un polo culturale innovativo, uno spazio di ricerca ed esposizione dove le nuove tecnologie avranno un ruolo determinante, dedicato alle grandi trasformazioni demografiche e sociali, economiche, urbanistiche, ambientali e culturali del XX secolo. La scelta di Mestre, luogo segnato profondamente dalle dinamiche urbanistiche, sociali ed economiche del Novecento, appare quindi coerente e significativa.

Dopo 4 anni di attesa sembra che i lavori per la realizzazione del museo siano iniziati: il giorno 11 giugno, come evento collaterale della Biennale di Architettura 2014, è avvenuta la cerimonia di posa della prima pietra e la consegna dell’area per la costruzione. I lavori riguarderanno il restauro dell’adiacente corte della ex caserma, destinata ad accogliere spazi commerciali e direzionali, oltre alla realizzazione degli spazi museali.

Appuntamento quindi al 2016, termine previsto per i lavori che dovranno consegnare questo nuovo tassello della nuova Mestre, rivolta alla cultura e al turismo.

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