Civitas Hominum


Asilo aziendale Olivetti, arch. Figini e Pollini

Asilo aziendale Olivetti, arch. Figini e Pollini

“La fabbrica di Ivrea, pur agendo in un mezzo economico e accettandone le regole, ha rivolto i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare, avviando quella regione verso un tipo di comunità nuova ove non sia più differenza sostanziale di fini tra i protagonisti delle sue umane vicende, della storia che si fa giorno per giorno per garantire ai figli di quella terra un avvenire, una vita più degna di essere vissuta. […] Questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza […], fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza” (Adriano Olivetti, dal discorso inaugurale per l’apertura dello stabilimento di Pozzuoli, 1955)

Complice la pregevole iniziativa della Rai che, nelle scorse settimane, ha trasmesso la serie televisiva in due puntate dedicata alla figura di Adriano Olivetti, ho colto l’occasione per rileggere qualche testo su questa figura così rilevante e alquanto atipica. Per quanto banalizzata dalla fiction, che pure poteva contare sulla buona interpretazione di Luca Zingaretti, si è trattato senza dubbio di una realizzazione interessante e importante, ideale per stimolare la giusta curiosità nei confronti di una figura fondamentale, specie tra i molti che associano l’Olivetti unicamente alle macchine da scrivere o, peggio, a De Benedetti o Colaninno (ma qui non si parla di politica).

Perchè parlare di Adriano Olivetti significa parlare di impresa, di industria ma anche della ricerca e della definizione di un ruolo per l’urbanistica, l’architettura, la cultura in un progetto teso al miglioramento della società. In tempi come questi, specie nel nostro paese, dove si vive una contrapposizione quasi radicale tra la figura dell’intellettuale e dell’imprenditore, o usando una banalizzazione assurda e dannosa che gode di grande fortuna, tra ‘parlatori a vuoto’ e ‘uomini del fare’, la figura di Olivetti ha rappresentato un ottimo esempio di coesistenza, di reciproco rafforzamento di questi aspetti, tutt’altro che opposti. Per l’imprenditore piemontese si trattò sempre di aspetti complementari, mai scindibili, uniti alla responsabilità dell’impresa nei confronti del proprio territorio.

Il tutto per quella ‘Civitas hominum’, che oltre ad essere il titolo della raccolta di scritti, testi di interventi pubblici e articoli redatti tra gli anni ’30 e ’50 da Adriano Olivetti, fu anche il concetto portante della sua missione. Primato dell’uomo, inteso come figura attiva all’interno della comunità, della società, della città e della fabbrica: questo porre l’uomo al centro doveva avere ricadute anche sulla progettazione del territorio, sulla costruzione dell’architettura, sul disegno del prodotto nella convinzione che armonia e bellezza potessero contribuire a rendere migliore e dignitosa la vita di tutti.

L’elemento più interessante che emerge dagli scritti olivettiani è, quindi, l’accento inedito posto sulla pianificazione, l’urbanistica e l’architettura: il caso più eclatante fu rappresentato dal Piano per la Valle D’Aosta (che al tempo comprendeva anche Ivrea e il Canavese), redatto nel 1936 da un gruppo riunito da Adriano Olivetti comprendente i B.B.P.R., Figini e Pollini, Piero Bottoni, figure primarie del modernismo italiano e progettisti di punta dell’universo olivettiano (soprattutto i secondi). Nel contesto generale delle politiche economiche e territoriali del Fascismo, cui aderì inizialmente anche Olivetti, il piano mostrava un approccio innovativo allo studio del territorio, all’organizzazione degli insediamenti e al loro rapporto con le preesistenze storiche, le strutture sociali e gli elementi naturali e paesaggistici. Elementi che diverranno fondamentali e costanti nel progetto olivettiano.

In questa iniziativa urbanistica Adriano Olivetti dimostrò una qualità già espressa con l’arrivo alla direzione della società paterna, nel 1932: quella di riuscire a richiamare attorno al proprio progetto industriale un gran numero di figure culturali di primo piano, assumendo così il ruolo di figura colta tra i capitani d’industria del Novecento. Il tutto con la capacità di collocare questa sua ricerca imprenditoriale, sociale e culturale all’interno di una missione, di un progetto che non esiterà a trasformare anche in azione politica, dopo il deciso approdo all’antifascismo e la fine della guerra, tramite il movimento ‘Comunità’.

Figini e Pollini_Borgo Olivetti, Ivrea

Figini e Pollini_Borgo Olivetti, Ivrea

Il Maam (Museo a cielo aperto dell’architettura moderna) di Ivrea è oggi il grande lascito dell’universo produttivo e culturale della Olivetti: lo compongono gli edifici di Luigi Figini e Gino Pollini (stabilimenti produttivi e unità residenziali nell’area di via Castellamonte, realizzate negli anni ’30 come primo nucleo del Borgo Olivetti), di Marcello Nizzoli e Gian Mario Olivieri (espansione del Borgo negli anni ’50), di Gabetti e Isola (l’unità residenziale ovest, soprannominata ironicamente ‘Talponia’, perchè parzialmente interrata), gli edifici per uffici di Gino Valle, il quartiere Bellavista progettato da uno dei massimi urbanisti italiani, Luigi Piccinato.

unita___residenziale_ovest__ivrea_1968_71_by_gforvendetta-d51mk8v

Gabetti e Isola _ Unità residenziale Ovest, Ivrea

Figini e Pollini _ Officine Olivetti ICO, Ivrea

Figini e Pollini _ Officine Olivetti ICO, Ivrea

Un livello così alto nelle architetture realizzate e nella pianificazione complessiva della ‘comunità’ da spingere giustamente l’amministrazione della città piemontese a richiedere l’ammissione di Ivrea tra i siti tutelati dall’Unesco, come esempio magistrale di città industriale. Al nucleo originario del canavese si aggiungerà nel 1954 la costruzione dello stabilimento di Pozzuoli, progettato assieme alle residenze per i dipendenti dall’architetto Luigi Cosenza: dalla disposizione aperta e ariosa, con portici e aree verdi curate da Pietro Porcinai, e affacciato sul Golfo di Napoli, il complesso rappresenta la summa del pensiero olivettiano sull’organizzazione della comunità produttiva e sulla bellezza del luogo di lavoro.

Luigi Cosenza _ Centro Olivetti, Pozzuoli

Luigi Cosenza _ Centro Olivetti, Pozzuoli

La promozione del prodotto spinse non solo Adriano Olivetti a percorrere pioneristicamente la strada del design integrato ma anche quella della pubblicità e della grafica. Prima grazie all’opera di Xanti Schawinsky, designer svizzero fuggito alla chiusura del Bauhaus nel 1933, e poi di Marcello Nizzoli, pittore, architetto e grafico pubblicitario, che contribuiranno ad elevare i prodotti Olivetti al rango di oggetti d’arte, fino alla famosa esposizione della Lettera 22 e della Lexikon 80 al Moma di New York (1952) e la designazione della prima quale prodotto di design del secolo da parte dell’Illinois Istitute of Technology (1959).

Xanti Schwazinsky, M40 Olivetti _ Marcello Nizzoli, Lettera 22 e istruzioni per l'uso

Xanti Schawinsky, M40 Olivetti _ Marcello Nizzoli, Lettera 22 e istruzioni per l’uso

Ma la diffusione del design Olivetti passava anche attraverso l’apertura di showroom dedicati, progettati da grandi architetti e realizzati nel cuore di città come New York (B.B.P.R.), Parigi (Franco Albini e poi Gae Aulenti), Dusseldorf (Ignazio Gardella) e Venezia (Carlo Scarpa).

La morte prematura dell’imprenditore canavese nel 1960 e, l’anno successivo, di Mario Tchou, l’ingegnere italo-cinese a capo della giovane divisione di ricerca elettronica della Olivetti (artefice dell’Elea, massimo calcolatore a transistor dell’epoca), gettarono un’ombra sulle sorti dell’azienda, destinata a passare, in seguito, attraverso cessioni, acquisizioni, fasi di decadenza e di temporanea rinascita, senza tuttavia quella innovazione e l’alto profilo culturale acquisito durante la direzione di Adriano Olivetti.

La fiction Rai non si è lasciata sfuggire un certo retrogusto complottistico, che in sceneggiati romanzati e attorno a figure mitizzate come questa, danno quel tocco di mistero e aumentano il rammarico per uno splendore passato e ormai perduto: che sia vera o meno la tesi del complotto da parte di lobbies americane, a rischio di vedersi strappare il primato dell’elettronica da parte di una azienda della remota provincia italiana, è altresì chiaro come le parole dello stesso Adriano dicano molto del destino dell’azienda piemontese e, forse, del nostro stesso paese, a prescindere da eventuali ingiustizie o macchinazioni subite.

Con il recupero sui quotidiani nazionali della figura di Adriano Olivetti, grazie al richiamo popolare della fiction, si è visto varie volte l’accostamento di quest’ultimo a Steve Jobs: mitizzazione recente quella del geniale informatico statunitense che, in fondo, riproduce parzialmente con Apple il progetto olivettiano. Quello di offrire, attraverso i suoi prodotti, anche l’idea di uno stile di vita.

Con la differenza fondamentale che Apple è attualmente l’espressione di uno status, di una moda, di geniale marketing di prodotto, mentre Olivetti fu strumento consapevole di emancipazione sociale e culturale, e lo è tuttora attraverso gli scritti, il design e l’architettura.

Carlo Scarpa _ Showroom Olivetti a Piazza San Marco, Venezia

Carlo Scarpa _ Showroom Olivetti a Piazza San Marco, Venezia

“Parlando di forze spirituali, cerco di essere chiaro con me stesso e di riassumere con una semplice formula le quattro forze essenziali dello spirito: Verità, Giustizia, Bellezza e soprattutto Amore. Una società che non crede nei valori spirituali non crede nemmeno nel proprio avvenire e non potrà mai avviarsi verso una meta comune” (Adriano Olivetti)
Annunci

3 thoughts on “Civitas Hominum

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...