Nemo propheta in patria? Renzo Piano e l’Italia


Punta Nave, sede del RPBW presso Genova

Punta Nave, sede del RPBW presso Genova

Sul difficile rapporto che lega uno dei più famosi e celebrati architetti contemporanei italiani, ovvero Renzo Piano, e il ‘suo’ bel paese si è già espressa qualche tempo fa Artribune, la piattaforma online che si occupa di arte, architettura e cultura contemporanea.

Ai molteplici aspetti di questa liaison complessa e tormentata si è aggiunta nel frattempo l’inaugurazione, in pompa magna ma con il consueto sottofondo polemico, del Muse, novello Museo della Scienza di Trento, all’interno del più vasto progetto di riqualificazione urbana denominato ‘Eco-quartiere Le Albere’ e in ultima, decisione anche questa in grado di scatenare polemiche di stampo politico, morale ed economico, la nomina dell’architetto Piano a senatore a vita da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Renzo Piano Building Workshop RPBW _ Astrup Fearnley Museet, Oslo Auditorium del Castello, L'Aquila

Renzo Piano Building Workshop RPBW _ Astrup Fearnley Museet, Oslo
Auditorium del Castello, L’Aquila

L’articolo di Artribune appariva in concomitanza con l’inaugurazione, praticamente contemporanea, di due opere molto diverse dell’architetto genovese, l’Astrup Fearnley Museet a Oslo e l’auditorium temporaneo per il Parco del Castello a L’Aquila, avvenute ad ottobre 2012. Ad essere sottolineato era soprattutto, al di là delle polemiche sui costi e la problematica ricezione da parte delle comunità cittadine, l’evidente divario qualitativo tra le opere realizzate sul suolo patrio e le realizzazioni all’estero, differenze rilevanti che potrebbero essere evidenziate anche nel caso di numerose altre personalità della scena architettonica contemporanea: tra questi, rimanendo tra gli archistar di casa nostra, sicuramente Massimiliano Fuksas che in Italia ha realizzato opere quantomeno discutibili (la cubo-chiesa di Foligno), poco riuscite (il padiglione a Torino in Piazza Repubblica) o dalla gestazione impossibile come il Grattacielo della regione Piemonte, prima scippato ai progettisti e poi ‘restituito’, o la celeberrima ‘Nuvola’ all’Eur di Roma; l’elenco degli architetti stranieri poco ‘fortunati’ in Italia va invece da Alvaro Siza (le ville mai terminate sui colli di Arcugnano, presso Vicenza, nell’ambito del restauro di Villa Colonnese o lo showroom ‘Dimensione Fuoco’ lasciato incompleto a San Donà di Piave), a Chipperfield (alle prese da più di un decennio con i cantieri infiniti dell’Ex Ansaldo a Milano e della Cittadella Giudiziaria a Salerno), fino a Calatrava ( qui però sembra anche con qualche demerito dello stesso progettista).

Tornando al neo senatore Renzo Piano risulta abbastanza evidente come una certa differenza nel livello della committenza, pubblica o privata, così come nella realizzazione tecnica delle opere, a causa di tempi lunghi, opacità nei processi di affidamento dei lavori, finisca per rendere i progetti italiani privi di quel respiro pubblico e quella qualità riscontrabile nei progetti per Berlino o Parigi, per New York o San Francisco.

Renzo Piano Building Workshop  New York Times Building, New York The Menil Collection, Houston (Usa) Morgan Library, New York

Renzo Piano Building Workshop
New York Times Building, New York (Usa)
The Menil Collection, Houston (Usa)
Isabella Stewart Gardner Museum Extension, Boston (Usa)
Morgan Library, New York (Usa)

L’enorme successo riscontrato da Renzo Piano nell’ultimo decennio negli Stati Uniti, dove in sequenza ha realizzato il grattacielo del New York Times, l’espansione della Morgan Library di New York e dell’High Museum di Atlanta, la California Academy of Sciences a San Francisco e il rinnovo dell’Isabella Stewart Gardner Museum a Boston, e dove è stato chiamato a confrontarsi con il capolavoro di Louis Kahn con l’espansione del Kimbell Art Museum, denota la fama di progettista di pregio acquisita dall’architetto italiano presso le elites culturali americane. Si può ben dire che tale processo sia iniziato con la realizzazione del New York Times Building, edificio a suo tempo in grado di introdurre nella New York post-11 settembre temi rilevanti per l’architetto genovese come la permeabilità pubblica degli spazi, e il linguaggio moderno e tecnologico ma elegantemente rassicurante, memore dell’italica sapienza costruttiva: un successo talmente ampio da spingere alcuni a parlare di ‘era Piano’ negli Stati Uniti. ‘Era Piano’ che comunque, a ben vedere, non è limitata al solo continente americano visto che il Building Workshop di Punta Nave ha cantieri attivi anche in mezza Europa, da Parigi ad Atene, fino a Malta, o in Oriente, da Seoul a Tokyo.

Renzo Piano Builing Workshop _ Potsdamer Platz, Berlino

Renzo Piano Builing Workshop _ Potsdamer Platz, Berlino

Ma in Italia? Nel nostro paese, dove Renzo Piano si è formato, ha costruito la propria carriera e dove ha la sede storica dello studio, il Building Workshop ha realizzato fin dagli anni ’70 numerose opere, molte delle quali per natura e dimensione non hanno mai potuto competere con la fama e il successo raccolto da edifici come il Centre Pompidou, la Fondazione Beyeler o l’aeroporto Kansai ( ad una di queste ‘piccole’ realizzazioni sono personalmente molto legato, per motivi di campanilismo e di vicinanza, ovvero la sede della Lowara a Montecchio Maggiore (VI), realizzata nei primi anni ’80). Non sono mancate comunque anche in Italia realizzazioni di peso e grande importanza come il grande piano per il Porto di Genova, la ristrutturazione e rifunzionalizzazione del Lingotto, storico stabilimento Fiat di Torino, opere dal respiro collettivo e altre di natura più strettamente privata come la sede del Credito Sardo a Cagliari o la Banca Popolare di Lodi. Ma sono soprattutto le polemiche ad accompagnare negli ultimi anni le realizzazioni del Renzo Piano Building Workshop in Italia: accese discussioni hanno per la verità accolto anche opere di sicuro impatto come il Beabourg, lo Shard di Londra o il progetto per La Valletta City Gate, ma nel nostro paese il tutto acquista una dimensione molto ampia e talvolta strumentale.

Ad aprire le danze è stato il grande progetto per l’Auditorium-Parco della Musica di Roma (1994-2002), che secondo i detrattori e i critici doveva tramutarsi in un fallimento epocale, vuoi per l’architettura, vuoi per la posizione nella città, e che invece, a distanza di più di 10 anni dall’apertura si è rivelato un eccellente invesimento fino a diventare uno dei poli culturali di maggiore successo al mondo, per numero di visitatori-fruitori e eventi in programma. In seguito sono arrivate le polemiche per altri progetti come la riconversione dell’Area Falck a Sesto S.Giovanni ( al centro, va detto, di questioni giudiziarie e politiche mai risolte) o per il Grattacielo di Intesa San Paolo a Torino con la famosa diatriba sull’altezza in rapporto alla Mole Antonelliana.                                                                                                                                                                           Infine, in Italia, purtroppo Renzo Piano ha anche realizzato alcune delle sue opere peggiori, almeno a mio avviso: tra queste sicuramente il centro commerciale di Nola, il cosiddetto ‘Vulcano buono’, la Chiesa di Padre Pio a S.Giovanni Rotondo e l’orrendo centro polifunzionale ‘Meridiana’ a Lecco.

Renzo Piano Building Workshop _ MUSE, Trento

Renzo Piano Building Workshop _ MUSE, Trento

Renzo Piano Building Workshop _ MUSE, Trento

Renzo Piano Building Workshop _ MUSE, Trento

Ed ora arriviamo a Trento. Archiviata l’inaugurazione del nuovo polo museale, evento di grande richiamo e successo, la città tenterà di appropriarsi gradualmente dell’area e di farla funzionare a dovere. Al di là dei costi sostenuti per la realizzazione di un’ opera di forte richiamo, e delle difficoltà, in tempi di crisi economica, a collocare sul mercato le abitazioni dell’attiguo quartiere delle Albere, solo il tempo potrà dire se l’operazione è stata un buon investimento. Il museo, per quanto percepito da molti come una cattedrale nel deserto o un baraccone mangia-soldi, è collocato all’interno di un progetto più ampio, destinato a trasformare la vecchia istituzione del museo delle scienze trentino in un ente di ricerca avanzato, con ambizioni nazionali e internazionali. Si è voluto spendere il nome di Renzo Piano e la sua firma in un progetto ambizioso e aperto, ma non privo di una dimensione locale: in questo senso la scelta del progettista è stata coerente, tesa alla ricerca di una modernità evidente ma a suo modo legata al territorio e improntata alla eco-sostenibilità, caratteri salienti della poetica di Piano.

Renzo Piano Building Workshop _ 'Le Albere', Trento

Renzo Piano Building Workshop _ ‘Le Albere’, Trento

Ora che Renzo Piano è stato insignito della nomina a senatore a vita, mezzo con il quale il presidente della Repubblica Napolitano ha voluto segnalare il prestigio dell’architetto italiano più famoso nel mondo, anche la sua persona, oltre alle opere, finirà per dividere gli italiani tra detrattori e sostenitori? Le prime avvisaglie ci sono già, non resta che attendere gli sviluppi.

Nel frattempo Renzo Piano sarà sicuramente felice di trovare in Senato un amico e ‘collaboratore’ di lunga data, il maestro e neo-senatore a vita Claudio Abbado, con il quale l’architetto genovese ha lavorato in passato a notevoli architetture musicali come il ‘Prometeo’, lo spazio mobile creato nel 1985 a Venezia per l’omonima opera musicale di Luigi Nono, il già citato Auditorium temporaneo de L’Aquila o il nuovo Auditorium di Bologna, in progetto per l’area della Manifattura delle Arti.

Annunci

4 thoughts on “Nemo propheta in patria? Renzo Piano e l’Italia

  1. Un articolo del genere sarei riuscita a prepararlo (forse) in due mesi. Il tuo commento a una casa come me è stato uno dei più belli e simpatici di tutto il mio blog!

  2. Troppo gentile :) Casa malaparte era l’ossesione di molti miei professori universitari, quindi si può dire che l’ho ‘vista’ e sentita raccontare molte volte. In più pochi giorni fa l’ho rivista anche alla mostra di Libera in trentino. Mi manca solo la cosa più importante, vederla davvero a Capri!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...