Francesco Venezia: memoria e fondazione dell’architettura


Francesco Venezia, 'Gli Etruschi', mostra a Palazzo Grassi di Venezia, 2000

Francesco Venezia, ‘Gli Etruschi’, mostra a Palazzo Grassi di Venezia, 2000

Aprile 2000. La classica gita di scuola media a Venezia, destinazione Palazzo Grassi e la celebrata mostra ‘Gli Etruschi’. Al tempo l’architettura non rientrava di certo tra i miei pensieri, adolescente come tanti interessato più al calcio, ai videogames o ai film di fantascienza che alle bellezze artistiche. Eppure, dopo aver girato tra i numerosi reperti conservati in bacheche e urne di vetro, rimasi colpito da uno spazio singolare, qualcosa di inaspettato, di mai visto prima: nella corte centrale di Palazzo Grassi era ricavata una sorta di grotta cubica, rivestita di rame o non so quale altro materiale. In alto un pozzo da cui scendeva una luce verdognola, in basso un velo d’acqua e una strana scultura nera e lucida che vi galleggiava, spezzata.

Qualche anno più tardi scoprivo che la scultura era la ‘Figura spezzata’, opera realizzata da Henry Moore nel 1975, esempio del profondo legame tra l’artista britannico e l’arte etrusca.

2006. Prima lezione di composizione architettonica allo Iuav di Venezia. In ossequio alla teoria dei corsi e dei ricorsi, delle coincidenze e del destino, sorte vuole che il docente a cui vengo assegnato sia Francesco Venezia: l’architetto dello spazio ‘ipogeo’ di Palazzo Grassi, l’architetto che allestì quella mostra sugli Etruschi, ben 6 anni prima. La lezione inizia proprio con le immagini di quella esposizione, il tema che si snoda tra senso dell’antico, atto di fondazione dell’architettura, ‘sacralità’ dello spazio e della luce.

Riconosco che si trattò di un impatto decisamente forte con il progetto di architettura, e con un progettista ‘di peso’, dove il tema di progetto era la relazione con l’antico, il ventre della storia, rappresentato nel caso specifico del corso dall’enorme cavità del Mausoleo di Augusto, da trasformare in uno spazio espositivo per l’Ara Pacis Augustae. La riflessione progettuale, con gli ovvi miei limiti di imberbe giovincello, di provenienza liceale, costretto a misurarsi con la difficoltà del tema, seguiva le suggestioni e le ricerche architettoniche dello stesso Venezia.

Passati un pò di anni da quelle lezioni ritrovo parte di quella suggestione in una preziosa pubblicazione, intitolata ‘Che cosa è l’architettura’, testo che rende conto della costanza e peseveranza nella ricerca di uno dei più importanti architetti italiani.

Come sottolineato da Vincenzo Latina nella puntuale introduzione, i due temi principali, delle sette conferenze-lezioni riportate nel libro così come dell’attività progettuale di Venezia, sono la fondazione, come atto di costruzione del sito, di radicamento dell’edificio, di scavo e sottrazione, di creazione del basamento, e la memoria, come ricerca del rapporto tra vecchio e nuovo, come espressione dell’eterna presenza, dell’azione del tempo sull’architettura.

Accompagnate da immagini di progetti, di architetture disegnate e costruite del passato e del presente, ad indicare il persistere e il riemergere di figure, spazi, idee, i testi vanno dalle lezioni universitarie tenute presso lo Iuav, agli interventi in occasione di conferenze, come ‘L’architettura del suolo’, svoltasi a Siracusa nel 2008 e il convegno su Lafayette Park (progetto residenziale di L. Hilberseimer, L. Mies Van Der Rohe e A.Caldwell), a Detroit, Stati Uniti nel 2010. Francesco Venezia è una figura fortemente critica nei confronti dello star system globale dell’architettura contemporanea e il libro può essere l’occasione giusta, per studenti o architetti già avviati, di approcciare la sua personalità profondamente radicata nella cultura italiana e la sua architettura, orgogliosamente indipendente dalle mode del momento e lontana da molti suoi eccessi.

“Oggi importante sembra essere l’essere sempre in fuga davanti a noi stessi, recidere i rapporti piuttosto che annodarli, volere a tutti i costi una frontiera della novità che si sposti di giorno in giorno in avanti, portandoci a omettere completamente il lavoro del fondare teoricamente, concettualmente un progetto. Oggi un progetto deve apparire come qualcosa che non ha precedenti, che non si è mai visto prima. Ecco la sinistra parola che gira sempre: <innovativo!>. Ogni epoca ha naturalmente diritto alle sue novità. Ogni epoca ha diritto al suo linguaggio, al suo stile, al suo gusto. Ma l’importante è che l’innovazione, o la parte di innovazione che penetra nel linguaggio del contesto sociale di appartenenza, contenga un elemento fondante che nel tempo sia in grado di dissipare progressivamente l’aliquota di novità, facendo rifluire quel nostro prodotto nell’alveo degli edifici ‘di sempre’. La questione è allora come l’architettura possa perseguire quel valore che è stato definito l’eternamente attuale. E’ chiaro che ogni progetto deve avere la sua attualità, ma deve essere un’attualità pronta a risalire verso valori e presenze che noi troviamo nel solco della tradizione, nella vicenda millenaria del costruire.”
 

Il breve estratto, tratto da una lezione universitaria, non vuole comunque essere semplicemente una visione nostalgica, o l’auspicare il ritorno al passato. L’architettura di Francesco Venezia è profondamente moderna. Quello che importa veramente a Venezia è la continua critica che si deve fare di fronte alla proliferazione, spesso inutile, di oggetti di design nell’architettura contemporanea, cercando di tenere ben presenti, e vitali, gli atti fondanti e poetici che rendono senza tempo l’architettura, sia essa un tempio, una cattedrale o un museo: luce e ombra, radicamento al suolo, geometria, proporzioni, spazio e materia. Quello che rendeva la sala al centro di Palazzo Grassi, la sua luce e la figura spezzata di Moore, così etrusche.

Una delle ultime immagini del libro, riportata anche in questo post, è un montaggio realizzato da Venezia per la conferenza di Detroit: mostra i templi dorici della piana di Paestum assieme ad un altro ‘tempio’, realizzato da Mies van der Rohe a Berlino nel 1968, la Neue Nationalgalerie. L’indicazione è chiara, la resistenza di un principio vecchio quanto l’architettura stessa che con forza si ripropone, rivive in nuovi materiali e tecnologie costruttive: crepidoma, colonne, architrave e cella, dalla pietra greca all’acciaio e vetro di Mies, da Paestum o Atene alla Berlino o alla New York del XX secolo.

Francesco Venezia, Piazza a Lauro (AV)

Francesco Venezia, Piazza a Lauro (AV)

Francesco Venezia, Casa a Posillipo (NA)

Francesco Venezia, Casa a Posillipo (NA)

Francesco Venezia, Laboratorio Prove materiali dello Iuav, Mestre (Ve)

Francesco Venezia, Laboratorio Prove materiali dello Iuav, Mestre (Ve)

Francesco Venezia, Museo della Stratigrafia storica a Toledo (ES), mostra al Maxxi di Roma

Francesco Venezia, Museo della Stratigrafia storica a Toledo (ES), mostra al Maxxi di Roma

Francesco Venezia, La piana dei templi  (Che cosa è l'architettura)

Francesco Venezia, La piana dei templi
(Che cosa è l’architettura)

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