Pieno e vuoto: l’architettura di Aires Mateus


Museo del Faro di Santa Marta, Cascais (Por), Aires Mateus Arquitectos

Museo del Faro di Santa Marta, Cascais (Por), Aires Mateus Arquitectos

L’architettura di Aires Mateus mi spinge quasi sempre a giudizi contrastanti. Fino ad ora ho avuto la possibilità di vedere dal vivo una manciata scarsa di opere del duo di architetti portoghesi: tra queste, il Museo del Faro di Santa Marta a Cascais, il Rettorato dell’Università e il centro commerciale ‘Mar do Oriente’ a Lisbona, infine il centro commerciale di Jesolo (Ve), unica opera italiana realizzata dallo studio. In almeno uno dei casi, il museo di Santa Marta, la visita è stata una delusione abbastanza forte. Ancor più forte perchè a fronte delle scarse sensazioni ed emozioni dello spazio reale, costruito, continuavo a richiamare nella mente la suggestione provata di fronte al disegno, al progetto disegnato ‘sulla carta’.

Diciamolo, la bellezza dell’architettura di Aires Mateus sta nelle bellissime planimetrie di progetto, nelle sezioni minimali, nello spazio bianco della carta dove è cesellata una linea, il più delle volte davvero solo una linea, a definire il corpo dell’edificio, l’articolazione di uno spazio. C’è un alto grado di assoluto, una perfezione tutta grafica, quella calibrata gerarchia di pieno e di vuoto, di nero e di bianco su di un foglio, che fanno risplendere l’architettura dei fratelli Mateus di quell’aura particolare, quel purismo assoluto, talvolta estremo. Un purismo ed un’astrattezza che talvolta, almeno a mio parere, incidono sull’emozione dello spazio reale e sul carattere ‘domestico’ dell’architettura, specie quella residenziale.

Casa a Moransaz (Por) Casa a Leiria (Por) Aires Mateus Arquitectos

Casa a Moransaz (Por)
Casa a Leiria (Por)
Aires Mateus Arquitectos

L’architettura di Aires Mateus è pura forma, anche quando, mi si perdoni il gioco di parole, la forma della loro architettura non è pura. Questo risalta fortemente al faro di Santa Marta dove le forme irregolari dei volumi di servizio sono ‘estratte’ dal confine perimetrale del complesso storico, così come si scoprono da un volume di roccia i resti archeologici di architetture passate. In questo caso però i bianchi e astratti volumi ricordano le sequenze di elementi seriali delle sculture di Donald Judd. L’operazione comunque risulta tanto vincente e suggestiva a livello compositivo quanto poco ‘rilevante’ al momento della fruizione, della visita del museo costruito.

L’architettura dei fratelli Mateus ha come base fondante l’atto dello scavo, il togliere materia, la sottrazione di volumi ad una forma definita a priori: un sistema compositivo basilare che torna in svariate opere, siano esse case d’abitazione, musei, architetture urbane o progetti che si relazionano con il paesaggio.

In quest’ultimo caso, e mi riferisco al centro commerciale realizzato a Jesolo o al progetto per il Grande Museo Egizio a Il Cairo, così come ad alcune recenti architetture residenziali, l’architettura dei Mateus si fonde con il terreno su cui è costruita trasformandosi in un’opera di land art. Le incisioni e gli scavi tracciati sulla piana di Giza, le ‘calli’ semi-ipogee  e le terrazze verdi di Jesolo, l’impluvium circolare della casa a Monsaraz, sono figure astratte scavate nella terra, come le creazioni di Michael Heizer, il land-artist che più si avvicina a questo modo di fondere arte e paesaggio.

Michael Heizer

Michael Heizer

Progetto per il Grande Museo Egizio Centro Commerciale a Jesolo (Ve) Aires Mateus Arquitectos

Progetto per il Grande Museo Egizio
Centro Commerciale a Jesolo (Ve)
Aires Mateus Arquitectos

Nei bellissimi modelli di progetto ricorre spesso, infatti, la rappresentazione del negativo: i Mateus danno così forma e presenza al vuoto, vero elemento ‘costruttore’ della loro architettura.

VOIDS, Biennale di Venezia 2010, Aires Mateus Arquitectos

VOIDS, Biennale di Venezia 2010, Aires Mateus Arquitectos

Centro D'Arte, Sines (Por), Aires Mateus Arquitectos

Centro D’Arte, Sines (Por), Aires Mateus Arquitectos

Un altro artista che può essere accostato ai due architetti portoghesi è lo scultore basco Eduardo Chillida, le cui opere, spesso ricondotte ad una ‘calligrafia tridimensionale’, fanno uso della metafora dello spazio scavato, dello scavo geometrico della materia grezza. Ma è anche l’opera grafica di Chillida a mostrare sorprendenti affinità con la composizione dell’architettura dei fratelli Mateus: le compenetrazioni di forme regolari o organiche, nere su foglio bianco, i collage di ritagli sovrapposti, di layer ‘scavati’, richiamano fortemente le minimali rappresentazioni di progetto degli architetti portoghesi, in cui tipicamente gli spazi e gli elementi di servizio sono campiti di nero per fare risaltare la centralità degli ambienti principali.

Eduardo Chillida, sculture e opere grafiche

Eduardo Chillida, sculture e opere grafiche

Scavato, astratto e assoluto: lo spazio bianco, luminoso, quasi ‘alieno’ negli interni delle case progettate dai fratelli Mateus è, allo stesso tempo, affascinante e respingente. Nella recente casa restaurata ed ampliata ad Alcobaça, cittadina a nord di Lisbona, i pavimenti in marmo e le pareti bianche risultano di una freddezza già vista in altre abitazioni dei Mateus. Anche i volumi della casa, candidi e rigorosi, raggiungono uno spettacolare effetto straniante nel contesto di povere case del centro cittadino. Le tre aperture che tagliano il fronte sul giardino contribuiscono, nella loro ‘indifferenza’ rispetto agli elementi architettonici preesistenti, a rendere l’apparire dell’abitazione qualcosa tra il metafisico e l’onirico.

Casa ad Alcobaca (Por), Aires Mateus Arquitectos

Casa ad Alcobaca (Por), Aires Mateus Arquitectos

Paradossalmente alcune delle architetture pubbliche dei Mateus raggiungono un risultato più ‘umano’: il Rettorato dell’Università di Lisbona è anch’esso un gesto assoluto, una lama-torre affiancata ad una scalinata monumentale, ma il suo inserimento nel contesto e la resa delle superfici stemperano il rigorismo geometrico del complesso. In più, anche stavolta, siamo di fronte ad un gesto topografico, ad una ‘costruzione’ del sito, visto che gran parte dell’edificio giace sotto la grande scalinata e la piazza elevata che raccordano la base del campus universitario con la storica sede universitaria. All’interno, soprattutto nella torre degli uffici, è nuovamente il vuoto a fare da padrone, con gli spazi delle scale che attraversano a tutta altezza il corpo dell’edificio. Ancora una volta spettacolare.

Rettorato dell'Università, Lisbona (Por), Aires Mateus Arquitectos

Rettorato dell’Università, Lisbona (Por), Aires Mateus Arquitectos

Per concludere torno nuovamente ad una casa, una delle prime residenze progettate dai fratelli Mateus: si tratta della Casa ad Alenquer, cittadina lusitana del distretto di Lisbona, realizzata alla fine degli anni ’90. In questo caso si può parlare di ‘abitare il limite’ (titolo anche di una pubblicazione dedicata alle residenze di Aires Mateus Arquitectos), poichè il volume dell’abitazione vera e propria si trova inserito tra i muri di una casa preesistente, conservati nel sito come limes, termine latino che indica il confine, dello spazio abitato. Il bianco, come sempre, domina ogni superficie ma la bellezza della casa sta nell’uso che viene fatto dello spazio esterno-interno, una sorta di corte aperta delimitata dall’antica muratura: una parte è destinata ad accogliere una vasca d’acqua mentre l’altra delinea spazi interstiziali che avvolgono letteralmente il volume minimale degli ambienti abitabili.

Casa ad Alenquer, Aires Mateus Arquitectos

Casa ad Alenquer, Aires Mateus Arquitectos

Una casa fatta di vuoto, esempio di una poetica spaziale, affine a quella scultorea di Chillida, che costruisce lo spazio rendendo protagonista il suo negativo. Resta solo il dubbio di come gli uomini riescano ad ‘appropriarsi’ di uno spazio domestico di così pura e gelida bellezza.

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4 thoughts on “Pieno e vuoto: l’architettura di Aires Mateus

  1. Colgo l’occasione di sottolineare come sia possibile cogliere accanto alla purezza dei volumi tagliati chirurgicamente una consapevolezza nel disporre le superfici in modo da far bagnare di luce determinate forme rendendo queste architetture vibranti. Bello il confronto con Chillida. Grazie per questo bel post!

  2. Molte grazie per il contributo e per i complimenti!
    E condivido pienamente la sottolineatura fatta sull’uso sapiente della luce. Una maestria che dimostrano i Mateus, come altri architetti portoghesi.Siza su tutti, ovviamente.

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