Quando l’Archistar diventa stilista


Scrivere cose serie con questo caldo costa tanta fatica. Per questa volta, quindi, mi concedo una nota leggera, una notizia frivola e fresca, contro l’arsura estiva. Fortunatamente le edizioni online dei quotidiani nazionali abbondano di amenità di questo tipo, non solo d’estate, per la verità, e talvolta capita anche la pubblicazione di qualche stramberia nei campi dell’architettura, del design o della moda. Quando questa stranezza mette assieme le tre cose, architettura, design e moda, allora non può assolutamente passare inosservata.

Infatti, come se non bastasse la celebre parodia crozziana dell’architutto Massimiliano Fuffas, al quale non manca tra le varie e plurime competenze ‘architettoniche’ anche quella, vaga ma fondamentale, di life stylist, ecco che su ‘La Repubblica’ online trovo un articolo riguardante l’ultima fatica creativa dell’archistar anglo-irachena Zaha Hadid.

Nova Shoes, Zaha Hadid

Nova Shoes, Zaha Hadid

Questa volta la famosissima Zaha non fa la ‘life stylist’ ma si ferma allo ‘stylist’, disegnando una paio di scarpe femminili dalle forme, direi, ardite. Ora, ovviamente io non so assolutamente nulla di calzature femminili, ma, certo, al vederle non dovrebbero caratterizzarsi per la comodità.

Per la verità non è nulla di nuovo, visto che la Hadid ha già disegnato altre scarpe, anche se dalla forma più sinuosa; in questo caso il design futuribile però si è spinto oltre, e ad essere sinceri, mi sfugge precisamente il modo in cui un piede umano dovrebbe inserirsi in quelle cose. Qualcuno mi suggerisce anche che Lady Gaga, una star della musica pop che va per la maggiore oggi, è solita indossare calzari ben peggiori e, forse forse, avrà fatto da consulente alla nostra archistar.

Si tratta infatti di una vera e propria architettura da indossare, e un’architettura alla ‘Zaha Hadid’, ovviamente, perchè, oggigiorno, il brand è importante.                                         Leggendo l’articolo, tra qualche risata e un pizzico di incredulità, comunque mi è venuto in mente un curioso precedente: perchè l”innovativa’ Zaha non ha inventato nulla, non è il primo caso di architetto-stilista e, almeno, potrebbe mostrare, in questa operazione, la stessa autoironia mostrata da un altro illustre archistar, star di un’altra epoca, in verità non troppo lontana, ma con molti punti in comune con l’oggi.

Parlo di William Van Alen, l’architetto passato alla storia per aver dato forma alla cuspide cromata del Chrysler Building di New York, l’apice art decò del boom edilizio nella Manhattan degli anni ’20 e ’30; un’ epoca di eccessi e di corsa forsennata alla realizzazione dell’architettura più appariscente, del grattacielo più alto, della decorazione più sofisticata.

Cronaca architettonica dei nostri giorni, insomma.

Il ballo mascherato delle torri di Manhattan, 1930

Il ballo mascherato delle torri di Manhattan, 1931

L’evento ritratto nella foto è il Beaux-Arts Ball di New York del 1931, tradizione nata all’Ecole de Beaux Arts di Parigi durante l’Ottocento e poi diffusasi negli Stati Uniti presso le facoltà e gli istituti di architettura. In una di queste feste, occasioni in cui studenti e architetti professionisti sfogavano la propria interiorità pagana nella creazione di estrosi travestimenti, il gotha dell’architettura newyorkese del tempo mette in scena la gran commedia dell’architettura, con i progettisti intenti ad impersonare le proprie opere. Sfilano le torri più alte e più recenti, con gli architetti vestiti di un abito ‘a gradoni’ e con i copricapi tutti diversi, in un’operazione manifestamente ironica ma, in fondo, assai esplicativa.

Architetti che indossano i propri edifici, in un comico scambio di personalità e architettura, di individuo ed edificio. Del resto, come in una delle bellissime, ma sottilmente inquietanti, illustrazioni di ‘Delirious New York’ di Rem Koolhaas, sono anche gli edifici ad impersonare la personalità dei loro creatori.

Rem Koolhaas, 'Delirious New York', l'individuo-edificio o l'edificio-individuo?

Rem Koolhaas, ‘Delirious New York’, l’individuo-edificio o l’edificio-individuo?

A recitare il ruolo della prima donna è ovviamente William Van Alen, a cui nessuno può togliere il primato della cuspide più appariscente nel pittoresco skyline di New York e quello del miglior vestito alla festa. Emblema assoluto di una architettura concepita come moda ed espressione di una pura individualità.

Zaha Hadid in una delle sue 'mise' più sobrie

Zaha Hadid in una delle sue ‘mise’ più sobrie

Purtroppo non sapremo se Zaha Hadid, vera prima donna dell’architettura contemporanea, avrà l’ardire di calzare le proprie scarpe. Certo è che chiunque avrà tale coraggio, e anche 1.500 euro da sborsare per la sacra causa del design d’autore, dovrà stare attento: impersonare, ops indossare, le architetture della Hadid,  così oblique, spigolose, disorientanti e ‘squilibrate’, non sarà facile, forse addirittura doloroso. Come dice l’articolo la differenza la fa la firma dell’architetto, della star e quindi, pazienza se l’indossarle vi provocherà slogature, distorsioni, o si ‘limiterà’ a plasmare (o de-plasmare) i vostri plantari secondo innovative linee decostruttiviste.

Una scarpa, insomma, che farà la fortuna degli ortopedici.

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