Eduardo Souto de Moura e Joao Luis Carrilho da Graca: due conferenze al Cersaie Bologna 2012


Eduardo Souto de Moura _ Lectio magistralis, Cersaie Bologna 28 sett 2012

Bologna, 28/09/12. Devo ammettere di aver un pò snobbato le scorse edizioni del Cersaie; del resto questa fiera di settore, così marcatamente ruotante attorno al concetto di arredo bagno, non ha mai scatenato il mio entusiasmo e mi ha sempre fatto desistere dal proposito di prendere il treno per recarmi a visitarla.

Giustamente,  mi si può dire che il Cersaie non è unicamente una ‘sagra del cesso’ e che i materiali ceramici trovano ben più ampia applicazione in architettura ed edilizia, e infatti quest’anno ho fatto un piccolo sforzo, mi sono alzato all’alba e mi sono diretto volenteroso alla Fiera di Bologna.

Ma il mio interesse era, questa volta, stimolato da alcune conferenze, eventi che in ogni edizione del Cersaie fanno da corollario all’esposizione e fortunatamente non sono necessariamente legate al materiale ceramico; in più, in questa occasione, il tutto si legava ad un mio recente viaggio nell’affascinante Portogallo, motivo per cui sentivo di non potermi perdere la lectio magistralis di Eduardo Souto de Moura al Palacongressi della Fiera e la conferenza di Joao Luis Carrilho da Graca tenuta nella Galleria dell’Architettura.

La ‘lezione’ di Eduardo Souto de Moura aveva il respiro del grande evento, con la sala congressi gremita di ascoltatori, tra architetti, semplici appassionati, gruppi di studenti:       il maestro portoghese, allievo di Alvaro Siza, architetto di chiara fama nel proprio paese e con una popolarità in espansione dopo il conferimento del Pritzker Price nel 2011, è stato introddotto brevemente da Francesco Dal Co, storico dell’architettura, docente allo Iuav di Venezia, direttore di Casabella.                                                                                                          Come sarà successivamente per Carrilho da Graca, Dal Co abilmente delinea una visione generale dell’opera e della poetica dell’architetto lusitano, della sua architettura associata all’opera di intaglio. Dal Co suggerisce per l’opera di Souto Moura lo status di ‘nobiltà dello spirito’, legata strettamente al contatto culturale dell’architetto con Siza e, prima ancora, con Fernando Tavora. Egli è, in questo, legato a doppio filo alla tradizione moderna della Scuola di Porto: ‘scuola’ che non è però corpo accademico di regole o principi comuni, come sottolinea lo stesso Moura, ma quel particolare ambiente, quel contesto socio-economico e culturale in cui sono maturati peculiari modi di intendere il progetto di architettura, di legarlo alla tradizione costruttiva di un paese, alle sue aspirazioni.

Ho parlato di intaglio perchè Dal Co nella sua visione contrappone la prassi di Souto Moura all’agire, alla creatività ‘sensuale’ del maestro Siza, più affine al modellare la materia:        l’architettura di Souto Moura si caratterizza allora per la precisione, la stereometria, l’ortogonalità, la chiarezza, è opera che fa sua prepotentemente la lezione del ‘quasi nulla’ di Mies Van der Rohe.

Eduardo Souto de Moura _ Centro Cultural Miguel Torga, Sabrosa (Por)

Eduardo Souto de Moura mi sorprende ancora una volta (ebbi il piacere di ascoltarlo anche presso lo Iuav circa un anno fa) per il modo pacato di esporre gli argomenti e la simpatia bonaria, il suo ricorrere spesso all’aneddoto professionale, alla battuta di spirito.                     In una lezione della durata di quasi 2 ore, egli ha il merito di allentare il ritmo e di accattivarsi un pubblico eterogeneo.

Eduardo Souto de Moura _ Convento das Bernardas, Tavira (Por)

Molte le opere che sono state presentate, gran parte della produzione più recente tra realizzazioni e concorsi, che se, da un lato, dimostrano la resistenza di una prassi consolidata e di una poetica coerente (il Centro culturale Miguel Torga, il Crematorio al cimitero di Kortrijk, la rifunzionalizzazione del Convento das Bernardas a Tavira) dall’altro mostrano l’allargamento delle commissioni al rampante oriente cinese.                                                       Ma proprio la proposta di due grattacieli per la città di Zhengzhou, mostrati in apertura della conferenza, testimoniano, a mio avviso, come la poetica di Souto de Moura, di fronte alla dimensione del progetto, perda la propria forza della ‘misura’ e sia costretta a mascherare con il rimando al riferimento storico (alcune pagode-tempio locali, le forme di un giardino) un formalismo inefficace.

Fortunatamente laddove la dimensione del programma e le qualità del contesto lo permettono la qualità dell’architettura di Souto de Moura rimane alta: il già citato Centro Culturale Miguel Torga declina l’archetipo spaziale del recinto, dello spazio racchiuso da un semplice muro per dare sede ad un piccolo museo dedicato alla figura del poeta e scrittore portoghese Miguel Torga, pseudonimo di Adolfo Correia da Rocha (São Martinho de Anta, 12 agosto 1907 – Coimbra, 17 gennaio 1995).                                                                             Nelle aperture calibrate verso il paesaggio, la campagna del nord del Portogallo, ai bordi dell’abitato di Sao Martinho de Anta, e nella matericità del muro, costituito da strette lastre di ardesia locale, disposte in verticale, sta tutta la raffinata bellezza del progetto.                    Più complesso il progetto per la riconversione ad uso residenziale del cinquecentesco Convento das Bernardas a Tavira, prima sede religiosa e poi, nell’ottocento, convertito in fabbrica (progetto ampiamente trattato nel numero 817 della rivista Casabella).                 La condizione del complesso, di grande valore storico ma pesantemente compromesso dalle trasformazioni subite nel corso della storia, ha spinto l’architetto portoghese a concepire il proprio intervento come nuova stratificazione: non il ripristino di una condizione storica ipotizzata o ricostruita sulla base delle deduzioni degli archeologi ma una nuova trasformazione, che ha convertito le antiche celle conventuali, poi divenute spazi produttivi per macchine a vapore, in abitazioni.

Eduardo Souto de Moura _ Convento das Bernardas, Tavira (Por)
Vista dalle saline di Tavira

Più contenuta nel numero di partecipanti ma ugualmente densa di contenuti la conferenza pomeridiana di Joao Luis Carrilho da Graca:                                                                                    introdotto anch’egli da Francesco Dal Co, che ha più volte associato il concetto di ‘pregnanza’ alla sua opera, l’architetto lusitano, formatosi a Lisbona, ha mostrato molte architetture, tra le più recenti, in cui la semplicità linguistica si associa al rigore, alla coerenza, alla forza.

Seppur lontano, geograficamente e per formazione, dalla ‘scuola di Porto’ Carrilho da Graca dimostra come l’attitudine che anima l’architettura portoghese contemporanea sia la stessa, improntata ad una riduzione significante degli elementi del linguaggio architettonico unita ad una concezione strutturale finalizzata alla definizione della spazialità dell’edificio.

Joao Luis Carrilho da Graca _ Teatro di Poitiers (Fra)

Lo stesso Carrilho, sollecitato dalle domande degli uditori, non ha esitato ad associare alla propria poetica architettonica i termini di astrazione e contraddizione:                                   astrazione che investe il repertorio linguistico, estremamente rarefatto, la definizione volumetrica, l’utilizzo della superficie bianca intonacata, la contraddizione che riguarda in vece il rapporto che l’architettura instaura con il suolo, il contrasto tra costruzione e apparenza visiva dell’opera.

Il teatro di Poitiers, nella semplicità dei due volumi disposti su un podio, dimostra anche l’abilità di Carrilho da Graca nel radicare i suoi edifici al suolo e di collegarli al tessuto della città. L’ermetismo dei volumi, rivestiti di vetro, dialoga con la città storica ‘raddoppiandola’ nel riflesso delle lucide pareti.

Joao Luis Carrilho da Graca _ Cruise Terminal, Lisbona (Por)

Ampio spazio viene dato dall’architetto al recente progetto, vincitore di concorso, per il nuovo Terminal delle navi da crociera a Lisbona: il volume sospeso della stazione viene posto dall’architetto al di sopra di una vera e propria piazza d’acqua, spazio culminante di un parco alberato che riqualifica il lungofiume. La copertura dell’edificio, posta in relazione visiva con lo storico quartiere dell’Alfama, diventa uno spazio pubblico accessibile, dotata di un auditorio all’aperto, vera e propria terrazza pubblica.

Con la sistemazione dell’area degli scavi archeologici, all’interno del complesso del castello di S. Jorge, l’architetto utilizza l’astrazione per definire un nuovo modo di intendere la visita alle rovine e la delicata problematica della protezione delle stesse: i resti di due abitazioni islamiche dell’11 secolo sono così ‘coperti’ da un semplice volume, apparentemente sospeso, che ricrea in astratto l’aspetto delle antiche abitazioni, rendendocene la spazialità.

Joao Luis Carrilho da Graca _ Area archeologica al Castello di S.Jorge, Lisbona (Por)

Progetto molto interessante anche la proposta, peraltro già in fase di costruzione, per il Data Center di Telecom Portugal sul sito del dismesso aeroporto di Covilha in cui il complesso apparato tecnologico viene declinato nella forma di 4 maestosi volumi cubici, rivestiti di alluminio, ‘galleggianti’ su di uno specchio d’acqua, al di sotto del quale si sviluppa la porzione interrata del grande complesso di servizi e dotazioni tecniche.          Ancora una volta si tratta, quindi, di radicare gli edifici nel terreno o di farli galleggiare apparentemente ma anche di entrare in sintonia con il paesaggio.

Il ponte pedonale realizzato sempre a Covilha attraversa con un andamento sinuoso la profonda valle fluviale che separa il centro storico dall’espansione recente della città.    Come sottolinea Carrilho da Graca non sempre il collegamento più rapido tra due punti è una linea retta. In questo caso la doppia curva tracciata dal ponte dialoga con la valle e con la Serra da Estrela, la cima che domina il centro abitato.                                                          Retto da piloni squadrati in acciaio, riempiti poi di calcestruzzo, il ponte, dipinto di bianco sui lati e di nero nella parte inferiore, si dota di due ulteriori pilastri tortili destinati ad essere ricoperti di piante rampicanti: l’architettura allo stesso tempo si astrae e si lega alla natura.

Joao Carrilho da Graca _ Ponte pedonale, Covilha (Por)

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