‘PASSAGGI’ Storia della scultura da Rodin alla Land Art


'Ottobre'

1917, San Pietroburgo. La folla esasperata e selvaggia che irrompe sulla piazza si accanisce contro la statua dello Zar di Russia, Nicola II, che viene schiantata a terra in una simbolizzazione della rovina della dinastia Romanov. La drammatica scena della folla in corsa, fremente e violenta si palesa in un contesto di ridondanti architetture classiciste, statiche e grevi nella loro massa inerme, e ai piedi del monumento zarista, (vuotamente) imponente e autoritario nella resa delle inquadrature fortemente chiaroscurate, rigorosamente dal basso.

Sono i fotogrammi di Ottobre, film di Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn sulla Rivoluzione Sovietica.                                                                                                                                          

Può un libro sulla scultura essere introdotto dalla descrizione di una rappresentazione cinematografica, per di più così fortemente connotata dal punto di vista ideologico e storico-politico?                                                                                                                                               

Il capitolo iniziale prosegue chiarendoci l’operazione:                                                           nell’opera di Ejzenstein la scultura è presenza forte, connotata da un senso preciso, caricata di un contenuto ideologico evidente. Nei singoli fotogrammi sculture diverse sono utilizzate come attori, come espressioni di precisi messaggi ideologico-politici, palesemente contrapposte alle vive figure umane dei rivoluzionari.                                                                  Evidente è la voluta contrapposizione tra un mondo superato di arti-ficialità e vuota razionalità, rappresentato da inanimate masse scultoree e il vivo prorompere, fisico e brutale, degli uomini, dei rivoltosi, immersi e agenti nel flusso storico.                                                                                                                                      

Questo incipit cinematografico ha anche il compito di introdurre la prima figura fondamentale di questa ‘storia’ della scultura, quale è ‘Passaggi’ di Rosalind Krauss. In una scena successiva due donne contemplano estaticamente due opere di Auguste Rodin, ‘Il bacio’ e ‘L’eterno idolo’, figurazioni marmoree di quello che Ejzenstein identifica come il sentimento nostalgico per le fantasie amorose passate: l’opera dello scultore francese entra nella celebrazione del moto rivoluzionario come simbolo di una razionalità tesa al mantenimento dello status quo, in un ironico ribaltamento del pensiero dello stesso Rodin.

Un libro come questo non poteva che aprirsi con una rivoluzione:                                           

se di passaggi si tratta, infatti,  questi sono da intendersi come discontinuità, cambi di direzione, mutamenti della pratica scultorea nel periodo che va dagli anni 80 del XIX secolo alla metà degli anni 70 del XX secolo. Il percorso narrato parte quindi da Auguste Rodin, prima figura di rottura, artista che introduce pienamente l’arte scultorea nella modernità, per fermarsi, ma in un discorso che rimane sostanzialmente aperto, al movimento della Land Art, segno di un ennesimo cambiamento di prospettiva della scultura, portata nel mondo, nel paesaggio, fuori dalle sale dei musei o dalla condizione di teatralità dell’happening.

L’analisi di Rosalind Krauss affronta l’arte nelle sue dimensioni temporali e spaziali, nelle strategie compositive e nei contenuti ideologici e tematici delle varie correnti evidenziandone l’originalità dei singoli esponenti, il rovesciamento di concezioni formali ed ideali precedenti da un punto di vista che, specie per le espressioni degli anni 60 e 70, è quello di chi vive dall’interno il fenomeno che vuole analizzare.

‘Passaggi’, se intesa come una storia della scultura, acquista qui le caratteristiche di racconto di un processo ancora aperto, in divenire, in attesa di un nuovo ‘passaggio’, ed interviene a darci un affresco ampio, ‘ragionato’ di quasi un secolo di trasformazioni del fare, pensare e percepire l’arte scultorea.

Rosalind Krauss è professore di Storia dell’arte moderna e contemporanea alla Columbia University di New York e redattrice della rivista ‘October’, fondata nel                                   1976.                                                                                                                                                

Tra le sue opere: ‘L’Originalità dell’Avanguardia e altri Miti Modernisti’, ‘L’inconscio ottico’, ‘Teoria e storia della fotografia’.

Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art”                                                             Rosalind Krauss                                                                                                                                 

titolo originale ‘Passages in modern sculpture’                                                                            

1981 MIT Press                                                                                                                                   

1998 Edizioni Bruno Mondadori

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