Una scuola a Casalserugo di Adolfo Zanetti


Casalserugo è una piccola cittadina della trafficata e laboriosa
campagna a sud di Padova, collegata al capoluogo patavino dal
lunghissimo rettifilo della provinciale 11 che scende fino a
Bovolenta e segue poi il corso del Bacchiglione.
La dimensione contenuta dell’insediamento fa emergere con più
forza l’impegno messo dall’amministrazione comunale nel
tentativo, ancora in fieri ma segnato già da raggiungimenti
importanti, di dare valenza pubblica ad un’area, per alcuni aspetti,
marginale del nucleo abitato.
L’intento principale di creare una sorta di polo culturale, mettendo
in relazione la biblioteca comunale, ospitata a Villa Ferri, storico
edificio legato alle origini medievali del paese, e la scuola media
di Casalserugo, passa attraverso la realizzazione di una nuova
scuola elementare e del nuovo auditorium comunale.
Ritorna ancora una volta la volontà di fare sistema, di intrecciare
relazioni tra funzioni pubbliche, tra edifici esistenti:
elemento connettivo diventa allora la pedonalizzazione della
via esistente di accesso alle scuole al fine di creare uno spazio
pubblico protetto, ideale per la fruizione da parte di bambini e
famiglie.
Come detto il piano complessivo prevede anche la realizzazione
di un auditorium, secondo un progetto già approvato ma la cui
esecuzione è stata posticipata per motivi di natura economica.

Nel 2007, tuttavia, è stata inaugurata la nuova scuola
elementare, progettata dall’architetto Adolfo Zanetti (associato
dello studio Macola di Venezia), edificio di assoluto interesse e
di immediata fortuna critica, vista l’assegnazione nel 2008
del premio di architettura Barbara Cappochin per la migliore
opera realizzata in Veneto.
Vale la pena sottolineare che non si tratta per Adolfo Zanetti di
un vero e proprio esordio, vista l’attività pregressa nello studio
Macola (storici collaboratori di Gino Valle), ma è comunque una
realizzazione notevole nella quale emerge prepotentemente anche la
formazione ‘spagnola’ dell’architetto presso gli studi di Juan
Navarro Baldeweg e soprattutto di Rafael Moneo.
Il primo elemento che colpisce della scuola è la sua forte
matericità:
volumi bassi, lineari rivestiti di mattoni, in una composizione
dalla quale emergono altimetricamente alcuni calibrati elementi,
coperture rivestite in lamiera zincata scura che si movimentano
a delineare un ricco sistema di lucernari per gli spazi interni.
Già da questa descrizione sommaria emergono le caratteristiche
principali del progetto:
l’edificio ad un unico livello fuori terra presenta una disposizione
a C che individua una corte-giardino interna, spazio principale
per le attività esterne e il gioco dei bambini rivolto verso la campagna.

Sul lato della strada l’ingresso, contraddistinto da portoni di un verde acceso,
conduce allo spazioso atrio delimitato a destra dall’area dei servizi e della direzione, mentre sulla sinistra il volume emergente della mensa delinea una parziale corte esterna che
sarà completata con la realizzazione del futuro auditorium.

L’ organizzazione spaziale della scuola è stata definita dal progettista con
grande attenzione:
se l‘impianto complessivo è di grande semplicità, la successione di spazi
è invece significativa per il rapporto che si instaura con lo spazio aperto pubblico e la corte interna.
L’atrio, posto alla testa delle spine distributive, si configura come ambiente interno principale, abbondantemente illuminato dalla facciata continua in vetro e da un lungo lucernario.
Oltre la vetrata continua, il cortile, delimitato dalle ali delle aule, guida lo sguardo ad ovest verso la campagna padovana. Esso diventa quindi, allo stesso tempo, spazio protetto e controllabile e spazio di notevole ariosità e valenza visiva.
Passando agli spazi distributivi veri e propri colpisce la resa spaziale dei corridoi che conducono alle aule, caratterizzati da un ritmo di contrazioni e dilatazioni, di luce ed ombra per l’alternarsi di porzioni finestrate affacciantesi  sulla corte e porzioni opache o piccoli vani di servizio. Allo stesso modo la soffittatura è animata dall’apertura di lucernari, disposti per l’illuminazione naturale delle aule.

Lungo il braccio meridionale le aule presentano lucernari schermati da lamelle frangisole in alluminio che si aprono direttamente all’interno delle aule mentre nel braccio settentrionale i dispositivi illuminanti portano luce al corridoio e contribuiscono indirettamente all’illuminazione delle aule attraverso i sopraluce delle porte d’ingresso.

La complessità architettonica dei sistemi di illuminazione naturale e la ricchezza spaziale dell’organizzazione distributiva della scuola vanno di pari passo con l’attenzione data al colore nella definizione degli interni, con le aule caratterizzate da trattamenti cromatici differenti, fortemente timbrici, e contrastano invece con la semplicità materica degli alzati esterni, contraddistinti dall’uso di un paramento in mattoni, da finestrature e vetrate a telaio di alluminio verniciato nero, e dal rivestimento di copertura di lamiera zincata, con una resa cromatica che la uniforma ai lucernari emergenti della copertura e ai frangisole in alluminio delle aperture.

Semplicità applicata anche dal lato costruttivo: le murature portanti principali sono realizzate in blocchi di laterizio, con isolamento termico e rivestimento esterno, come già detto, in mattoni, mentre le pareti interne di partizione sono in mattoni forati o semplicemente in pannelli di cartongesso intonacati.

I solai inclinati di copertura sono del tipo a predalles integrati dal pacchetto di rivestimento esterno realizzato tramite pannelli sandwich con isolante, guaina e lamiera zincata.

La mancanza di innovazione o complessità tecnologica è giustificabile con il carattere ‘di provincia’ di un tale, seppur notevole, programma di intervento ma ha comunque permesso all’architetto di delineare un insieme di soluzioni architettoniche e spaziali non banali:

non possono non emergere, ad esempio, la spettacolare finestra a nastro, posta ad altezza di bambino si potrebbe dire, che taglia il prospetto settentrionale della mensa e ne svuota l’angolo oppure la comparsa di bovindi in alluminio, aggettanti dalle pareti in mattoni, che caratterizzano i volumi fortemente plastici delle aule-laboratorio.

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One thought on “Una scuola a Casalserugo di Adolfo Zanetti

  1. Avevo notato anch’io questa scuola… altissima qualità in ogni sua parte. Splendida.

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