One spirit, one vision…


Scenari ‘glocali’ per la città contemporanea

Come impostare oggi lo studio di sistemi urbani che il più delle volte ci colpiscono per la loro a-sistemicità, la loro mancanza di organicità tra parti e parti, tra le parti e il tutto?

E’ indubbio che la città contemporanea, e particolarmente la città diffusa veneta così come le nebulose urbane dei sistemi metropolitani maturi, (anche definite conurbazioni policentriche) sia caratterizzata principalmente da una marcata eterogeneità del costruito e da relazioni di tipo tangenziale, periferico.

Lo studio del sistema urbano di Mestre, ma sarebbe meglio dire di Mestre-Venezia-Marghera-Carpenedo-Bissuola-Chirignago, compiuto in occasione del Laboratorio integrato di Architettura per la Città (Iuav 2010-2011), è stato, in tal senso, occasione proficua per fronteggiare tematiche e problemi di importanza rilevante nell’intervento urbanistico alla scala allargata, ‘regionale’ delle nostre città contemporanee.

Glocale (cit. Choay)  è il termine che mi sembra più appropriato in quanto oggi la funzione di attrezzature e spazi pubblici non si risolve più alla sola scala delle relazioni interne alla città, non si riduce a rapporti limitati alla vicinanza, alla prossimità fisica permessa dalla densità dei tessuti storici ma investe invece porzioni ampie di territorio, gradi di accessibilità diversi, transcalari.

Come scrive Eugenio Turri ne ‘Il paesaggio come teatro’ la città contemporanea è il teatro d’azione e di autorappresentazione di una società non più olistica ma che fa della eterogeneità democratica la propria caratteristica più saliente.

La nostra contemporaneità, proprio per il grado di libertà senza precendenti permesso dai sistemi democratici e per il moltiplicarsi degli attori in grado di agire e incidere sul paesaggio così come sulla città e la sfera pubblica avrebbe perso, forse per sempre, la possibilità di giungere ad esiti di corrispondenza, di coincidenza tra identità, estetica, comunità, tra identità e relativa rappresentazione nel mondo.

Mestre come 'Collage City' (© Sesamo Federico&Di Daniel Stefano)

In una città che si compone di parti diverse, spesso slegate tra loro, e in cui le infrastrutture moderne di trasporto si sono inserite a forza in un tessuto di relazioni e collegamenti preesistenti, introducendo nuove relazioni di larga scala ma anche creando discontinuità significative alla scala locale, la necessità di ristabilire reti di relazioni assume un ruolo primario.

Funzioni pubbliche e sistemi di spazi pubblici devono allora dispiegarsi in reti unitarie in grado di innervare l’intero tessuto urbano risolvendo così quelle soluzioni di continuità sempre più presenti nella città di oggi, o ereditate dal nostro passato prossimo.

Non si tratta in questi casi di avere nostalgia della città del passato, ma di saper cogliere da essa insegnamenti validi, le modalità di creazione di tessuti urbani, insediativi e sociali ricchi di potenzialità, rapporti e relazioni.

'Dalla laguna alla campagna' _ Mestre: potenzialità relazionali del tessuto urbano mestrino (© Sesamo Federico&Di Daniel Stefano)

Mestre è in questo senso città esemplare:

da tempo l’area urbana mestrina è alla ricerca di un identità propria, o per meglio dire alla riscoperta di un identità a lungo dimenticata, nel tentativo di emanciparsi dal non-ruolo di periferia di Venezia.

Questo processo è dimostrato dall’eccellente recupero di Piazza Ferretto e del centro storico in generale, dalla prossima realizzazione del M9, il Museo del Novecento e dalle trasformazioni che interessano aree importanti e prossime al nucleo storico come l’area dell’ex polo ospedaliero dell’Umberto I:

si tratta però di episodi singoli, nodi di una rete che necessita di essere più chiaramente definita, se non addirittura creata.

In questo senso durante il laboratorio di progettazione ci si è mossi per tentare di definire questo sistema di relazioni tra le parti, andando a completare processi di trasformazione già in atto, come nel caso della rete di percorsi ciclopedonali, o andando ad ipotizzare interventi integrativi ex novo.

Masterplan_Mestre (© Sesamo Federico&Di Daniel Stefano)

Le implicazioni derivanti da tali considerazioni sono assai rilevanti:

si tratta infatti di superare la tradizionale dicotomia tra città e periferia, ma anche tra città e campagna, privilegiando un approccio ibrido tra urbanistica, architettura, ecologia, landscape design e ingegneria in grado di condurre ad una sintesi significativa tra strumenti operativi di trasformazione del territorio (oggi relativi ad ambiti disciplinari molto diversi) ed elementi costitutivi del territorio, sia esso antropizzato o naturale.

Al netto delle criticità ambientali (in particolare inquinamento acustico o dell’aria, congestione, degrado fisico del tessuto che vanno risolte) un ambiente urbano è tanto più ricco e stimolante quanto maggiori e diversificate diventano le occasioni e le modalità di esperirlo, di viverlo così da rendere socialmente e culturalmente significativo il nostro abitare la città, il condividerne spazi ed usi con altre persone.

(in collaborazione con Stefano Di Daniel)

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