SMART CITIES… il futuro è già arrivato!


Trovarsi di fronte la classicissima pagina bianca e iniziare a scrivere mette sempre un pò di disagio… come iniziare, cosa dire, quale argomento trattare non è mai scelta banale o facile. Ma procediamo con ordine.

L’occasione per iniziare mi viene offerta da un convegno tenutosi il giorno 19 aprile 2011 presso l’Aula Magna del Vega, Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia a Porto Marghera.

Ospite di indubbio valore Carlo Ratti, ingegnere, architetto, ricercatore, ‘filosofo’, che ha avuto il compito di chiudere con una lectio magistralis la giornata di discussioni e di presentazione della nuova scuola di dottorato Iuav in Nuove Tecnologie e informazione Territorio e Ambiente.

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C’è subito da dire che il curriculum di Ratti non può che suscitare ammirazione: laureato al Politecnico di Torino e all’École Nationale des Ponts et Chaussées di Parigi , con un Master in filosofia e un PhD conseguiti alla Cambridge University, Inghilterra, si è poi trasferito al MIT di Boston dove nel 2004 fonda e da allora dirige il Senseable City Lab, può vantare mostre del proprio lavoro di progettazione e ricerca tenute quasi in ogni dove, dal Moma di New York alla Biennale di Venezia.

Future Cities è stato il tema della lezione, città future nel senso di Smart Cities, città intelligenti e sensibili: Ratti bisogna ammettere è persona affabile, abile ad accattivarsi il pubblico ma oltre questo c’è anche moltissima sostanza e una profonda conoscenza in quello che espone.

Ripercorrendo gli studi ed i progetti più significativi del suo Lab, realizzati a partite dal 2004, dalla mappatura della rete neuronale del traffico sms e telefonico della città di Roma al Digital Water Pavillion dell’Expo di Zaragozza del 2006, alla celeberrima The Cloud per i giochi olimpici di Londra 2012, l’esposizione ha offerto uno spaccato delle ricerche in atto e ha fatto intendere una prospettiva di sviluppo amplissima, in cui la sintesi tra spazio e connessioni digitali arriva ad influire sulla struttura fisica delle nostre città.

Il lavoro di Ratti è estremamente interessante, forse un pò didascalica l’esposizione che condensa in poche slides un lavoro di ricerca su milioni di dati, miliardi di informazioni. La sfida dichiarata di Ratti è quella di passare dall’elaborazione di scenari urbani derivanti dalle analisi dei sistemi digitali, dei flussi di informazioni tramite social networks, connessioni internet, reti di cellulari alla trasformazione fisica dell’ambiente costruito.

Vi è in tutto questo il fascino travolgente delle imprese pioneristiche, è sicuramente la promessa di un mondo nuovo, la capacità per i futuri pianificatori e amministratori della città, ma anche per i singoli cittadini, di informarsi in tempo reale sulle condizioni negative o positive della propria realtà urbana, di orientare in tempi rapidi le proprie scelte in risposta alle necessità contingenti del vivere nella città.

Ma oltre a questo non bisogna dimenticare che la città e la stessa socialità umana non vivono unicamente di contingenza, di istantaneità, ne ora ne probabilmente nel prossimo futuro per quanto lo sviluppo tecnologico si appresti ad incidere come non mai sugli stili di vita e sui modi di fruire gli spazi pubblici, le nostre case, i luoghi del lavoro e dello studio: vi è a mio avviso una continuità che andrà ricercata, instillata nell’innovazione futura per evitare che l’ebrezza del nuovo, la fascinazione per i nuovi orizzonti ci faccia dimenticare quanto permane di ‘antico’ nel modo in cui gli esseri umani si rapportano tra loro e con l’ambiente nel quale vivono.

Ultimo elemento di importanza non trascurabile è l’impatto che simili applicazioni avranno sulla libertà e sulla dimensione privata dell’individuo: la tracciabilità dei singoli spostamenti, l’analisi sempre più profonda dei nostri comportamenti, se da un lato daranno alla pianificazione urbana strumenti efficacissimi per delineare scenari di trasformazione realmente incisivi della realtà fisica e relazionale delle nostre città, dall’altro costituiranno una seria minaccia alla privacy individuale, se non addirittura una forma di controllo autoritario, celata dietro la facciata democratica della società contemporanea.

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