Bruno Taut. La lezione dell’ ‘altro Moderno’


Bruno Taut _ Hufeisensiedlung (tratta da Wikimedia)

La Berlino operaia del primo dopoguerra.

E’ questa la cornice delle politiche abitative applicate dalla giovane democrazia tedesca che inquadrano l’ideazione e la realizzazione di questo insediamento residenziale popolare situato nella periferia sudorientale della capitale tedesca.

Nel 1919 la Costituzione della Repubblica di Weimar, nata dalle ceneri del Reich bismarkiano e dalla sconfitta della I Guerra Mondiale, sancisce il tentativo dello Stato democratico di sottrarre ai privati e alla speculazione fondiaria la gestione dell’uso dei suoli:

il fine è quello di generalizzare il diritto alla casa anche ai ceti economicamente deboli.

Nello stesso periodo viene redatto il Piano per la Gross-Berlin ad opera di Martin Machler che ipotizza una città di 4’500’000 abitanti:

contemporaneamente il fabbisogno di alloggi, il costo dei materiali ed il pauroso stato igienico-sanitario delle affollatissime Mietkasermen operaie raggiungono livelli di elevata gravità richiedendo urgenti misure economiche.

L’ADGB, Lega Sindacale operaia, a fianco del Partito Socialdemocratico al governo della repubblica, fa dell’edilizia a basso costo il cardine della propria attività politica:

essa affianca alle cooperative già esistenti la DEWOG, primo nucleo di un’economia collettiva nel settore edile, sia nel campo della produzione che in quello dell’amministrazione, con distaccamenti in tutte le principali città tedesche.

A Berlino negli anni ‘20 opera la GEHAG, società a partecipazione sindacale che annovera come architetto progettista Bruno Taut.

Martin Wagner, architetto ed assessore all’urbanistica della città di Berlino, può quindi avviare la collaborazione con Taut e procedere alla realizzazione delle prime Siedlungen berlinesi.

Nel 1924, quindi, la città di Berlino decide di erigere un grande complesso residenziale destinato al ceto operaio.

L’area prescelta nel sobborgo di Britz faceva parte di un fondo agrario ed era utilizzata come terreno coltivabile.

Un primo piano prevedeva una strada di accesso, il Grune Ring, che doveva circondare il centro di Britz e divideva l’area in due parti, una affidata alla Gehag, l’altra alla DeGeWo che si avvalse degli architetti Fangmeyer e Engelmann.

Taut, nella sua qualità di architetto progettista della Gehag, elaborò un piano che rispettava la natura del terreno, caratterizzato al centro da un avvallamento.

Attorno a questa area Taut progettò un blocco a tre piani a ferro di cavallo delimitante un grande cortile interno.

A ovest il complesso segue la pendenza del terreno, dando vita ad uno spazio a forma di rombo allungato delimitato da case unifamiliari.

Un altro corpo a nord non realizzato doveva svilupparsi entro un area verde a forma di terrazza; come limite nord dell’intero complesso era prevista una casa per riunioni.

Le 1000 abitazioni dell’agglomerato seguono quattro distinti tipi di pianta:

i tagli più piccoli furono ubicati nella parte esterna e nel ferro di cavallo con varianti nelle case d’angolo e nelle zone di passaggio mentre le abitazioni più grandi furono ospitate nelle case unifamiliari all’interno dell’insediamento. A Britz non fu possibile applicare la forte razionalizzazione dei metodi costruttivi propugnata da Martin Wagner. Le abitazioni furono realizzate tutte in mattoni, ma si cercò di abbassare i costi limitandosi a quattro tipi di piante e impiegando elementi standardizzati e procedimenti il più possibile collaudati.

Furono usati inoltre per la prima volta macchine come la draga a cucchiai, nastri trasportatori e gru, senza però riuscire a diminuire in modo significativo le spese e così gli abitanti del complesso non furono gli operai, come era nelle previsioni, bensì impiegati, funzionari ed artigiani.

Bruno Taut _ Hufeisensiedlung, il 'Rote Front' visto da dietro (tratto da Wikimedia)

In netto contrasto con la zona della DeGeWo, caratterizzata da edifici tradizionali di tipo storicizzante, Taut realizzò due lunghi edifici, il cosidetto ‘fronte rosso’ (Rote Front) con 32 unità abitative uguali a tre piani.

Le scale entro corpi sporgenti hanno piccole finestre a boccaporto.

Gli ingressi sono dotati di una incorniciatura a grata e l’intera facciata è dipinta di un rosso scuro.

L’intero fronte si presenta fortemente compatto ed è interrotto unicamente dall’ingresso principale della grande corte-giardino del corpo a ferro di cavallo.

(tratto da Wikimedia)

In questo insediamento fu applicato in numerose varianti il principio dell’abitazione integrata con l’esterno: la natura, sistemata da Leberecht Migge, trapassa attraverso il sistema di piazze e giardini nelle abitazioni; balconi e verande creano a loro volta un fluido collegamento tra alloggi ed aree verdi che raggiunge il culmine nel ferro di cavallo come celebrazione dello spirito di comunanza.

Visitare oggi la Hufeinseidlung, ormai pienamente inglobata dallo sviluppo tumultuoso di Berlino e non più area di margine urbano, acquista un valore nuovo alla luce dei recenti interventi nel tessuto della città tedesca.

Parlare, descrivere questo insediamento significa fare i conti con l’importantissima ed influente figura di Bruno Taut, con la sua esperienza di urbanista nella Germania weimariana.

Si può anzitutto cogliere come il progetto di questo complesso risenta fortemente delle posizioni teoriche maturate da Taut dalla frequentazione di intellettuali aderenti alla ‘Deutsche Gartenstadtgesellschaft’ che negli anni ‘20 rielaboravano gli assunti e le esperienze di Unwin, Howard e di tutto il movimento delle Garden Cities inglese.

In quegli anni l’architetto tedesco orientava la propria ricerca verso le nuove forme dell’abitare quotidiano e verso il compimento di una fase di studio della città giardino che lo aveva spinto nel 1910 a compiere un viaggio in Inghilterra, influenzato dal testo “Fondamenti dell’Urbanistica” di Raymond Unwin che raccoglieva le esperienze inglesi nel campo della pianificazione delle garden cities.

Queste esperienze incentivarono la ricerca di Taut anche nella direzione della definizione di nuove forme spaziali, di una razionalizzazione planimetrica dell’alloggio minimo.

Taut era convinto della necessità, nella sua attività di urbanista, di trovare le forme adeguate per spazi urbani suggestivi atti a creare identità nonchè per soluzioni abitative significative, a volte anche provocatorie, sul piano della percezione.

Percezione dell’ambiente urbano.

Passeggiando per i viali alberati, delimitati dai blocchi residenziali della Siedlung, si può cogliere la maestria di Taut nel predisporre un ambiente vario, articolato pur nella unitarietà della destinazione residenziale degli edifici e delle tipologie abitative.

Se nella definizione della corte-giardino bordata dal lungo blocco a ferro di cavallo concorrono le teorie howardiane sulla città-giardino è nella progettazione complessiva del masterplan che emergono le peculiarità dell’approccio di Taut alla città.

L’attenzione profonda per lo spazio esterno, per le questioni climatiche, per l’orientamento ottimale degli edifici considerati come elementi determinanti per il valore dell’abitazione.

L’abilità di Taut nel creare sequenze ritmiche tramite le proprie architetture si rende evidente nel lungo blocco rosso sulla Fritz Reuter Allee scandito dalle calibrate rientranze dei corpi scala.

Il blocco riesce così a dissimulare il suo impatto volumetrico e nello stesso tempo a costituire un elemento che permette di ‘misurare’ lo spazio urbano.

Un gioco di lievi variazioni, di scarti anima i diversi blocchi residenziali contribuendo a rompere la monotonia di fronti eccessivamente compatti ed introducendo dilatazioni e contrazioni dello spazio pubblico esterno alle abitazioni in grado di arricchire notevolmente l’esperienza sensoriale dello spazio urbano.

Ulteriore carattere che si coglie visitando il complesso è la rinuncia esplicita di Taut ad un linguaggio architettonico originale o stilisticamente modernista:

l’architetto si è fatto da parte, si è concentrato sulla definizione dello spazio interno, della cellula abitativa adottando per gli esterni una semplicità estrema degli elementi, quali serramenti in legno, porte, logge, superfici piane comuni a tutti gli edifici.

Nella grande unitarierà degli elementi architettonici, quasi nella loro banalità di componenti della comune pratica edilizia come le finestre, gli abbaini la variazione è affidata agli scarti posizionali, alla calibrata articolazione degli elementi, alla loro ritmica ripetizione e al sapiente gioco di interruzioni dello stesso ritmo, nel rispetto assoluto delle condizioni planimetriche che suggeriscono la creazione della grande corte centrale o la definizione di assi viari non ortogonali che assecondano le pendenze del terreno.

Si può dire che la fortuna di questo insediamento residenziale è stata determinata non soltanto dagli evidenti elementi di qualità ma anche da una circostanza che può essere interpretata come un parziale fallimento delle finalità dei grandi piani di edilizia popolare degli anni ‘20:

si è detto che questa Siedlung non fu mai un complesso di abitazioni a basso costo e quindi che gli operai, a cui era evidentemente destinato, non furono mai i fruitori di questo spazio urbano.

Le case andarono perciò alla piccola borghesia e la Hufeisensiedlung non divenne mai un quartiere operaio modello.

Più di ottant’anni dopo la società è radicalmente cambiata trasformando questo insediamento residenziale in un ambito particolarmente apprezzato da una popolazione di giovani professionisti, di single, di professori e da nuclei familiari piccoli e di livello sociale medio-alto.

Quello che resta è comunque un mirabile esempio di pianificazione urbanistica innovativa:

cura dello spazio esterno, razionalizzazione della progettazione dalla cellula elementare dell’alloggio all’insieme complessivo, superamento della tradizionale strada chiusa tramite l’arretramento delle cortine edilizie dal fronte viario e soprattutto una moderna applicazione del colore all’ambiente urbano.

Sembra essere questo uno dei tratti più caratteristici del lavoro di Taut; l’intenzione dell’architetto tedesco di realizzare in questo modo un’urbanistica di nuovo tipo, che tenesse conto in misura rilevante di aspetti sociali e psicologici.

Benessere psicofisico e stabilità sociale.

Sono i due termini entro cui si può inquadrare l’approccio di Taut al problema dell’abitazione:

esso è teso a creare le condizioni adatte ad una vita piena e creativa grazie alla stretta relazione tra verde e spazio privato, tra ambiti privati e benefici dati dalle caratteristiche cromatiche degli ambienti.

Le unità residenziali dipinte di blu, giallo, rosso, con un’attenta composizione dei colori primari, allo stesso tempo semplice e suggestiva, concorrono alla definizione di un’identità precisa del quartiere e alla sua indiscutibile piacevolezza estetica.

Il legame anche in questo caso si instaura con lo spazio interno, con i singol alloggi privati che, nelle intenzioni di Taut, dovevano essere dotati di ambienti colorati e distinti in base alle caratteristiche della luce e alle destinazioni funzionali.

Luce e colore riescono allora a determinare la qualità di abitazioni che, pur nell’estrema semplificazione planimetrica, nell’esiguità degli spazi, possono garantire un’ esperienza dello spazio domestico significativamente piacevole.

(scritto in occasione del mio viaggio universitario in Germania, maggio 2009)

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